23 ottobre 2015 | 18:15

Serie tv esclusive e partnership con produzioni cinematografiche italiane non bastano. Per ‘Il Fatto’ Netflix rischia il flop per colpa della banda larga e dei contenuti di nicchia

“Tra qualche anno i nostri figli ci chiederanno cosa vuol dire che i programmi cominciano alle 20″. Reed Hastings, ceo di Netflix, non ha dubbi. La piattaforma di tv streaming – fresca di debutto tricolore – potrebbe ben presto sostituire la televisione alla quale siamo abituati. O almeno questo è quanto si augurano ai vertici della società californiana. 

Reed Hastings, ceo di Netflix (foto da Hollywood Reporter)

Ieri, 22 ottobre l’arrivo in Italia: I giornali hanno riempito colonne con elogi e previsioni sul futuro del servizio. Oggi, il responsabile dei contenuti di Netflix, Ted Sarandos, in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, afferma di voler puntare alla fidelizzazione dei clienti, offrendo loro contenuti esclusivi. Fiore all’occhiello: le serie tv mai trasmesse prima. La prima criticità potrebbe venire dal mercato cinematografico e tecnologico.  Ma, a quanto pare, diverse partnership sono già in programma. A partire dalla Philips – come riportato sul Fatto Quotidiano – che ha già previsto il tasto ‘Netflix’ sui suoi telecomandi.

In realtà, l’idillio raccontato da Hastings e Sarandos potrebbe infrangersi ben presto, nonostante il mese di prova gratuito. L’elenco di nodi è lungo: a partire dai contenuti –  definiti sulle colonne del quotidiano di Travaglio – come di nicchia. Oltre alla prima stagione di ‘Suburra’ e il ritorno in grande spolvero di ‘Una mamma per amica’, titoli come ‘Narcos’, ‘Unbreakable Kimmy Schmidt’, ‘Marco Polo’ restano sconosciuti al grande pubblico, rischiando di non generare l’interesse auspicato negli utenti. Da non sottovalutare è l’annosa questione della banda larga: la lentezza della connessione Internet – specie fuori dai centri urbani – renderebbe difficile la fruizione dei contenuti in alta definizione, da sempre marchio di fabbrica dell’azienda.

Ted Sarandos

Ted Sarandos, responsabile contenuti Netflix

Non un inizio col botto, dunque, nel nostro Paese che – guardando a ritroso ad un anno fa – elabora i propri dubbi sui dati dello sbarco di Netflix in Francia: tra le varie stime fatte sul numero degli abbonamenti, la media parla di 500 mila contratti siglati. Solo un quarto rispetto a quelli che Hastings & co. avevano previsto. Nemmeno gli incassi made in Usa fanno ben sperare, solo – si fa per dire – 880 mila nuovi abbonati nel terzo trimestre 2015, ben lontani dall’agognata soglia dei 1.150.000.

Resta l’entusiasmo delle istituzioni e la speranza che la società americana investa nella cinematografia nostrana: “contribuisca a far crescere la produzione italiana e a farla conoscere nel mondo”, ha detto Antonello Giacomelli, sottosegretario con delega alle comunicazioni.