23 ottobre 2015 | 11:43

Su 3 dollari investiti in pubblicità digitale 1 finisce in frode. La ricerca di Iab

di Paola Cavaglià – Continuano a crescere gli investimenti in pubblicità digitale – che nel primo semestre 2015 hanno generato un giro d’affari di 27,5 miliardi di dollari – e con essi anche le frodi, che per l’anno in corso ammonteranno a 18,5 miliardi di dollari.Ciò significa che, stando ai dati dell’ultimo report realizzato dall’Interactive Advertising Bureau in collaborazione con Distil Netwoks, su 3 dollari di pubblicità acquistata 1 è perso. Il fenomeno non risparmia il mobile advertising, che oggi conta per il 30% sul totale degli investimenti digitali.
“Ci sono vari tipi di frodi nel settore mobile: in alcuni casi si pompano i dati sul traffico mobile, in altri vengono dirottati i dispositivi e riempiti di annunci in background” spiega David Sendroff, ceo di Forensiq, una delle società più conosciute al mondo nel rilevamento di frodi pubblicitarie.

Dalla ricerca emerge che le frodi sono di molto aumentate con lo sviluppo del programmatic advertising e l’automatizzazione dei processi di vendita e acquisto degli spazi promozionali.
“Dunque un primo modo per difendersi dalle frodi è comprare lo spazio pubblicitario da persone fisiche, ovviamente a un prezzo un po’ più alto di quello offerto da una piattaforma automatizzata, e secondariamente considerare come unica valutazione affidabile dell’efficacia della pubblicità il rapporto tra l’investimento sostenuto e le vendite, operazione che non può essere affidata a un computer, diffidando delle misurazioni delle visualizzazioni delle pagine e dei video che non sono significative e possono essere compiute anche da una macchina” ha dichiarato Adam Epstein, coo di adMarketplace.
La frode dilagante ha portato il 37% dei 138 inserzionisti e publisher interpellati nel sondaggio a dirsi disponibili a pagare almeno l’11% in più per avere una certificazione del traffico non automatizzata, ma realizzata da persone. Tra le frodi più frequentemente denunciate compaiono: furto di contenuti, registrazioni, accessi e click-impression fasulli,  e analisi distorte.