23 ottobre 2015 | 16:11

Integrare contenuti e dati la soluzione per ottimizzare la comunicazione. Le case histories di Facebook, Fox e Banzai Media alla tavola rotonda organizzata da IPG Mediabrands

“Contenuti e dati oggi sono i pilastri sui quali si costruisce la comunicazione, ma parlando con gli operatori, dal nostro punto di vista di agenzia media, sembra ci siano due partiti contrapposti. da una parte gli editori e i pubblicitari che credono nel primato del contenuto e del contesto editoriale, dall’altra parte i nuovi operatori che considerano questa visione superata perchè oggi, grazie alla profilazione degli utenti è possibile trovare i soggetti interessati a prescindere dal contesto”. Ha introdotto così Gian Paolo Tagliavia, ceo di IPG Mediabrands Italia, la tavola rotonda dal titolo ‘Contenuti e dati. Matrimonio d’amore o convivenza forzata?’ – per discutere sulla ridefinizione degli equilibri tra le varie parti e sulle modalità in cui possono appunto coesistere dati e contenuti – mettendo a confronto i punti di vista di Facebook, Fox e Banzai Media, tre player provenienti da realtà di comunicazione completamente diverse.

Nella foto da sinistra: Luca Colombo, Alessandro Militi, Andrea Santagata e Gian Paolo Tagliavia

A rappresentare Facebook c’era Luca Colombo che ha esordito ricordando come la mission della piattaforma sia rimasta sempre la stessa fin dal momento della sua fondazione, e cioè: “mettere al centro l’utente e la sua voglia di connetere e condividere”. Attraverso il log-in, ha spiegato il country manager, l’utente mette a disposizione dei dati che hanno ricadute positive in diversi ambiti, a cominciare dalla targettizzazione, che diventa sempre più accurata, consentendo anche di misurare in modo più preciso le visualizzazioni, distinguendo anche i device dai quali l’utente si disconnette. La creatività rimane un elemento chiave per raggiungere gli obiettivi prefissati, ma essa deve essere supportata e affiancata dal dato scientifico, che consente di rendere le campagne sempre più efficaci, limitando la dispersione dei messaggi, ha sottolineato Colombo, ricordando come ad esempio l’efficiacia di un video sia decisa entro i primi 10 secondi.

Alessandro Militi, vp marketing & sales Fox International Channels Italy, partendo da una frase del New York Times di qualche mese fa, ha definito questi anni come la “Golden age del contenuto e soprattutto del brand televisiovo”. Per Militi è proprio questa accoppiata tra brand tv e contenuti che “funziona” e diventa particolarmente attrattiva per gli advertiser. Negli ultimi 15 anni, ha spiegato, le produzioni di serie tv sono cresciute numericamente, passando da 136, nel 2000, al totale di 350 dell’ultimo anno. Così come sono aumentati il tempo di 40 minuti il tempo che le persone passano davanti al televisisore, passando da 4 ore e 42 minuti a 5 ore e 20, e il numeroo di spettatori, passato da una media di 9 milioni a 10 milioni.

Da qui due conclusioni: la prima la possibilità di creare prodotti di qualità sempre più alta in grado di assorbire l’attenzione del pubblico, potendo contare su budget economici notevoli. La seconda riguarda il ruolo della tv, che nonostante i molti device disponibili, che sicuramente hanno il vantaggio di avvicinare il pubblico ai contenuti, resta ancora il mezzo principale sul quale puntare per generare profitti.

“Se Facebook è il cervello e Fox il cuore, noi siamo il sistema nervoso”. Usa un paragone anatomico Andrea Santagata, amministratore delegato di Banzai Media, per introdurre il suo punto di vista. “La comunicazione funziona solo se tutto è coordinato”, ha detto il ceo di Banzai Media, ribadendo l’importanza di saper lavorare sui dati per ridurre il più possibile la dispersione. “La nostra parola d’ordine è sempre stata innovazione”, ha spiegato Santagata, stando al passo con il cambiamenti del mercato, dalla nascita di nuovi device, all’evoluzione dei formati. Basti pensare al fatto che nel 2011 Banzai sia stata tra le prime a sviluppare siti responsive. “I dati non sono una minaccia”, ha detto il ceo di Banzai, e già di per sè il fatto che nella compagnia ci sia una parte editoriale e una di eCommerce, con la possibilità di raccogliere oltre 400milioni di dati, da la misura di come, incrociandoli, si possano ottenere profili sociodemografici di grande valore. La comunicazione, ha concluso Santagata, funziona solo se fatta nel contesto giusto, con i mezzo e il formato giusto, e nel momento giusto.

Insomma, ha concluso Tagliavia riassumendo le esperienze proposte, l’interazione tra dati e contenuti è la soluzione per arrivare a raggiungere gli obiettivi comuni di editori e investitori.