23 ottobre 2015 | 18:00

Vera quanto ci manchi

Era poco più che ventenne Vera Schiavazzi quando ha cominciato a lavorare per Prima come corrispondente da Torino, la sua città. Le aveva passato il testimone Cesare Roccati, il suo capo alla Gazzetta del Popolo dove Vera aveva fatto il praticantato. La passione di Vera per il giornalismo era totale e assoluta. Lavorare con lei era stimolante ma anche molto divertente, e avevi sempre la certezza che avrebbe scritto un pezzo eccellente.

Vera Schiavazzi è scomparsa improvvisamente ieri a Torino a 55 anni. Abbiamo deciso di pubblicare la foto di Vera, assieme a Riccardo de Gennaro e Ettore Boffano, scattata nel 1989 nella redazione torinese di Repubblica, il giornale che è stato il suo grande amore.

Vera Schiavazzi con Riccardo de Gennaro e Ettore Boffano nella redazione torinese di Repubblica nel 1989

Numerose sono le dimostrazioni di amicizia e di cordoglio pubblicate in queste ore. Eccone alcune:

“Ce ne dovremo fare una ragione. Non sarà facile perché Vera Schiavazzi ha sempre saputo dare il suo stile, contaminare le diverse redazioni che ha attraversato nella sua vita di giornalista. Lo diceva proprio in questi giorni: “Stare qui, in mezzo a tutti voi, mi dà la carica”. Quella dei giornali, in fondo, è sempre stata la sua passione. Questa, più dell’infarto che l’ha stroncata ieri pomeriggio, è stata la sua vera malattia”. Inizia così l’articolo dove Repubblica ricorda Vera Schiavazzi. Non solo il suo giornale – quello dove ha lavorato fino al giorno prima della sua scomparsa – ma anche la federazione nazionale della stampa ha voluto commemorare la giornalista. “E’ una grave perdita per il giornalismo italiano” ha detto il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso. “Conservo un vivo ricordo della passione con cui, alcuni mesi fa, mi parlò del master in giornalismo dell’università di Torino, che dirigeva con grande entusiasmo, e di alcune idee per creare sbocchi professionali per gli studenti delle scuole di giornalismo. Aveva un’idea della professione come servizio e non si stancava mai di rivolgere l’attenzione ai colleghi più in difficoltà. Con lei viene a mancare non soltanto una professionista attenta e preparata, ma anche una protagonista di tante battaglie sindacali per la tutela della dignità e del decoro della professione. La Federazione della Stampa italiana – conclude Lorusso – si associa al dolore del marito, dei figli, dei colleghi di Repubblica e dell’Associazione della Stampa Subalpina”.

E anche la sua città, Torino, ha pensato a lei. Il sindaco Piero Fassino ha detto: “La morte improvvisa di Vera Schiavazzi mi colpisce e mi addolora profondamente. La ricordo giovanissima giornalista della Gazzetta del popolo e poi amica di tutta la vita. Una giornalista eccellente e una persona di rara generosità, una persona autentica”. E poi conclude: Il giornalismo italiano oggi è più povero. Alla sua famiglia, al quotidiano La Repubblica, il mio cordoglio come amico e come sindaco”. Anche il gruppo consiliare del Pd torinese l’ha ricordata: “Desideriamo rivolgere alla famiglia, agli amici e a tutti i colleghi di Vera Schiavazzi la nostra vicinanza in questo momento di grande dolore. La scomparsa di Vera lascia un vuoto nel mondo del giornalismo torinese e in tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerla e apprezzarla per la sua grande professionalità e per il suo impegno sociale. La ricorderemo sempre con molto affetto”. E, a loro, si è unito anche il presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino: “E’ quasi impossibile trovare le parole giuste quando si è colpiti da una notizia come questa. Vera Schiavazzi, oltre che una grande professionista con cui ho collaborato per molti anni, era per me soprattutto un’amica: una persona di grande impegno e dedizione civile, una persona solare e generosa, sempre attenta agli altri sia nella quotidianità del lavoro che nella sua vita privata. A tutta la sua famiglia e ai suoi cari va la mia vicinanza e il mio affetto”.

Nella sua lunga carriera, Vera Schiavazzi è passata anche dalla redazione torinese dell’Agi, prima di approdare ai grandi quotidiani nazionali. “La sua curiosità, la ricchezza degli interessi – ha scritto l’agenzia di stampa – le hanno permesso di spaziare in settori diversi del giornalismo e, in particolare, in quelli che le erano più affini e congeniali – costume, società, cultura, donne e famiglia – offrendo al lettore un taglio mai banale ma, al contrario, sempre attentissimo al mutamento dei tempi e della professione. Per questo, la morte di Vera Schiavazzi lascia nello sgomento non solo gli addetti del settore, ma una platea variegata di persone e istituzioni”.