26 ottobre 2015 | 18:23

Ecco il tariffario della tv del dolore. Agghiacciante articolo di Selvaggia Lucarelli che racconta cosa non si fa per avere in studio testimoni di fatti di cronaca nera: da 500 euro ai parenti lontani ai 30mila “pagati alla moglie di Bossetti”

“Si impara presto il mestiere di sciacallo”. Una chiosa lapidaria quella con cui Selvaggia Lucarelli sul ‘Fatto Quotidiano’ di sabato 24 ottobre chiude un articolo dedicato al tariffario applicato nelle trasmissioni Mediaset per amici e parenti di persone coinvolte nei fatti più cruenti della cronaca italiana.

Selvaggia Lucarelli (foto Olycom)

Selvaggia Lucarelli (foto Olycom)

La ricostruzione fatta parlando con un avvocato che getta non poche ombre su trasmissioni come Domenica Live, Quarto grado, Mattino e Pomeriggio 5 e Matrix, dando conferma a quello che già molti sussurravano. Da 500 euro per i parenti alla lontana fino ai 30mila euro “pagati alla moglie di Bossetti”. O benefit come biglietti per lo stadio. O ancora l’invio di qualche inviata particolarmente procace per rendere più chiaccheroni gli intervistati. Dall’altra parte le trasmissioni Rai, dove, racconta l’avvocato “rimborsano treni e hotel e come extra al massimo puoi usufruire di qualche pizzetta in un buffet. Idem negli altri programmi Rai, nessuno ci ha mai offerto soldi”.

E poi i contenuti dei programmi. “La D’Urso suggeriva anche le frasi da dire alla madre della Panarello”, racconta l’avvocato, mettendo come controaltare Federica Sciarelli che “segue il caso, ti chiede come stai, ma nessuno si azzarda a dare indicazioni sui contenuti ed è per questo che lì vanno pochi avvocati, perché non possono concordare nulla e nessuno ti fa vedere i servizi in anticipo”. E ancora le conseguenze nel caso di un rifiuto a partecipare a qualche programma: “Se uno magari si rifiuta di andare in un loro programma e invece vanno ospiti i parenti dell’indagato principale, la linea editoriale cambia, improvvisamente sul tuo assistito si gettano delle ombre, si vanno a pescare cose che potrebbero dare un’immagine poco positiva o gradevole di lui”

Ecco il testo integrale dell’articolo di Selvaggia Lucarelli:

Valgono più cinque minuti di televisione che un intero processo”. Diceva così una collaboratrice di “Domenica Live” alla mamma di Veronica Panarello, in carcere con l’accusa di aver ucciso il figlio Loris. E più si scava sulla faccenda, più vengono a galla elementi inquietanti. L’avvocato di uno dei protagonisti di un celebre caso di cronaca nera, è molto esplicito: “Quando un caso di omicidio diventa mediatico, nel giro di pochi giorni si viene assaliti da richieste di partecipazioni a tutti i programmi rai e mediaset. Io e il mio assistito siamo stati invitati ovunque e fin da subito ho capito che mi si spalancava davanti un mondo inquietante, anche se nel modo di lavorare ci sono differenze abissali .

“Esiste un tariffario?”. “A “Chi l’ha visto” non c’è cachet,  rimborsano treni e hotel e come extra al massimo puoi usufruire di qualche pizzetta in un buffet. Idem negli altri programmi Rai, nessuno ci ha mai offerto soldi. A Mediaset le cose funzionano molto diversamente.”.

“Cioè?”. “Esiste un tariffario abbastanza preciso. Si parte da 500 euro per i parenti alla lontana o gli amici di un indagato o un assassinato pagati da programmi come Domenica Live, Quarto grado, Mattino e Pomeriggio 5, per arrivare ai 30 000 euro pagati alla moglie di Bossetti a Matrix, con varie sfumature di cachet nel mezzo. La cosa avvilente è che spesso, dietro compenso, in tv vanno a parlare persone che avevano visto due volte la vittima o zie e cugini che il morto non lo frequentavano più da anni.”.

“Nelle intercettazioni sulla Panarello viene fuori che si offrono anche benefit come spese mediche e altro. Succede spesso?”. “Diciamo che alcuni giornalisti di trasmissioni mediaset sono molto abili nel capire le debolezze di persone coinvolte nel caso. Al mio assistito sono stati offerti vari benefit, sapevano che aveva una passione sportiva e gli hanno offerto biglietti per lo stadio e la possibilità di incontrare i suoi beniamini. E poi sa, i mezzucci sono tanti,  magari a un uomo sensibile al fascino femminile mandano un’ inviata procace, con cui magari parla più volentieri.”. “La D’Urso suggeriva anche le frasi da dire alla madre della Panarello, frasi benevole sulla figlia in galera che però poi la donna insultava in privato. Questo è qualcosa di più che un semplice cachet. E’ impostare una linea innocentista.”. “Certo. Io posso dire che a “Chi l’ha visto” nessuno mi ha suggerito cosa dire. Federica Sciarelli segue il caso, ti chiede come stai, ma nessuno si azzarda a dare indicazioni sui contenuti ed è per questo che lì vanno pochi avvocati, perché non possono concordare nulla e nessuno ti fa vedere i servizi in anticipo. In alcuni programmi della concorrenza in cui di avvocati se ne vedono tanti ti suggeriscono quasi un canovaccio, cose del tipo “se il suo assistito potesse piangere a un certo punto…”. E non solo. Se uno magari si rifiuta di andare in un loro programma e invece vanno ospiti i parenti dell’indagato principale, la linea editoriale cambia, improvvisamente sul tuo assistito si gettano delle ombre, si vanno a pescare cose che potrebbero dare un’immagine poco positiva o gradevole di lui.”.

“E in quel caso che si fa?”. “Io ho scelto il metodo descritto bene nel film “Gone girl”. Racconti subito le debolezze del tuo assistito, le ammetti prima che le strumentalizzino gli altri.”. “Quanto entra la tv nella strategia difensiva e accusatoria?”. “Io so solo che quando vedo fiaccolate “in ricordo di o a sostegno di” organizzate nel giorno e nell’ora in cui inizia la diretta di certi programmi mi vengono molti sospetti”. Ma non è solo questo. Io sono dell’idea che in alcuni programmi offrano una sorta di kit di consulenti. Un avvocato, specie in casi di omicidio, ha spesso bisogno di vari professionisti. Nei casi che approdano in alcuni programmi gli avvocati finiscono quasi sempre per avere gli stessi criminologi, genetisti, psicologi, professori che sono sempre in tv e che ovviamente ricevono tutta la documentazione del processo. Video compresi. Il video dell’arresto di Bossetti chi l’ha dato a un programma Mediaset?”. “Il suo assistito è stato mai pagato?”. “No, non se l’è sentita di speculare sulla morte di un parente e io come avvocato non ho voluto nulla per andare in tv”. Enrico Pelillo, avvocato della famiglia di Yara Gambirasio – famiglia che pratica da sempre un dignitoso silenzio- commenta così: “Ci sono state pressioni mediatiche fortissime per andare in tv sia per me che per loro, ma basta dire no, dimenticando le tasche e il desiderio di fama”.  E un autore di “Chi l’ha visto” che mercoledì sera s’è scagliato contro la D’Urso e i cachet nella cronaca nera, aggiunge lapidario “In alcuni programmi si comprano ospiti, video, tutto. Un’invitata al compleanno di Loris ha dato il video della festa ad altri perché suppongo sia stata pagata. La sorella della Panarello ha smesso di parlarci quando altri hanno iniziato a pagarla e così via.”. E proprio un’amica della sorella della Panarello in una delle conversazioni intercettate, le raccomandava: “Dì poche cose quando ti intervistano, così ti chiamano sempre”. Centellinare, per capitalizzare la morte di un bambino di otto anni.

Si impara presto il mestiere di sciacallo.