26 ottobre 2015 | 15:12

Il Garante della privacy accoglie circa cinquanta ricorsi contro Google per la rimozione di link a dati personali non considerati di interesse pubblico

Risale a un anno e mezzo fa la sentenza della corte di giustizia europea sul diritto all’oblio, con cui l’istituzione aveva imposto a Google di rispondere alle richieste di rimozione dei link alle pagine web che contengono il nominativo del richiedente dai risultati sul motore di ricerca. Ma la società di Mountain View non ha accolto migliaia di domande. In pochi si sono rivolti al Garante della privacy, e questo – riporta Agi – fa sapere di aver accolto circa cinquanta ricorsi. Essi coinvolgono persone comuni, figure pubbliche locali, e professionisti. Un’altra decina sono in via di definizione.

Antonello Soro (foto Olycom)

Di fronte al diniego di Google, gli utenti italiani possono quindi rivolgersi in ‘appello’ al Garante per la privacy o all’autorità giudiziaria. Una opportunità, quella del ricorso al Garante, sfruttata finora solo da un esiguo numero di persone a fronte delle migliaia di istanze rigettate dalla societaà di Mountain View. In circa un terzo dei casi definiti, il Garante ha accolto le richieste degli interessati ordinando a Google la rimozione dei link a pagine presenti sul web che riportavano dati personali ritenuti non più di interesse pubblico, informazioni spesso eccedenti, riferite anche a persone estranee alla vicenda giudiziaria narrata, o lesive della sfera privata.

In tutti gli altri casi, invece, l’Autorità ha respinto le richieste ritenendo che la posizione di Google fosse corretta, risultando prevalente l’interesse pubblico ad accedere alle informazioni tramite motori di ricerca. Si trattava, infatti, in prevalenza, di vicende processuali di sicuro interesse pubblico, anche a livello locale, spesso recenti o per le quali non erano ancora stati esperiti tutti i gradi di giudizio. I dati personali riportati, tra l’altro, risultavano trattati nel rispetto del principio di essenzialità dell’informazione.