26 ottobre 2015 | 18:22

Michael Reckhow, product manager di Instant Articles: ottimizzato il caricamento della pubblicità, nel 90% dei casi appare prima del testo dell’articolo. Gli utenti apprezzano: condividono di più rispetto ai link tradizionali

Dopo tanti mesi di test e di discussione sugli Instant Articles, ovvero il tentativo di portare il giornalismo su Facebook, settimana scorsa il servizio è stato reso disponibile a tutti gli utenti che utilizzano un iPhone – per chi ha Android bisognerà aspettare ancora un po’. Nieman Lab ha parlato con Michael Reckhow, il product manager di Instant Articles, riguardo al feedback sulla piattaforma di editori e pubblico. Il social network ha già portato a casa accordi con quattordici partner. Molti altri stanno discutendo i termini per salire a bordo della nuova tecnologia. Reckhow spiega il procedimento da seguire per iniziare a pubblicare su Facebook: “L’editore ci dà un Rss Feed dell’articolo, utilizzando Html. Abbiamo creato una guida su come crearlo: è disponibile a chiunque. Bisogna anche configurare lo stile, il logo dell’editore, lo schema del colore e il font. Sono gli editori stessi, inoltre, che gestiscono le proprie inserzioni pubblicitarie”. E poi continua: “Stiamo lavorando con alcuni dei più affidabili e importanti editori del mondo. Abbiamo iniziato in modo circoscritto, sia in termini di editori che si utenti che potevano fruire degli Instant Articles, con l’obiettivo di ricavarne dei feedback prima di aprirci al grande pubblico. Ora siamo arrivati al punto in cui i nostri partner stanno crescendo in modo significativo e dobbiamo migliorare le nostre capacità per essere in grado di supportarli”.

Michael Reckhow, product manager di Instant Articles (foto da mediashift.org)

E non solo negli Stati Uniti. Reckhow racconta che gli accordi stanno arrivando anche da oltre i confini, soprattutto da Asia e America Latina. Non ci si concentra, inoltre, solo sui grandi editori, ma anche su quelli più piccoli e locali. L’obiettivo, spiega, è portare su Instant Articles tutto ciò che gli utenti già cercano sulla propria bacheca. L’internazionalizzazione del servizio prevede molta cura dei dettagli, a cominciare dalla data – il formato pertinente alla parte di mondo da cui viene visualizzato l’articolo – fino a coprire in modo soddisfacente anche i parlanti lingue che vengono scritte da destra verso sinistra. “Ma Facebook già serve persone da tutto il mondo, quindi abbiamo già degli esperti che si assicurano che i contenuti vengano adattati a ogni località”, ha detto Reckhow.

Il product manager ha parlato anche di quanto gli utenti vogliano sapere cosa si trovano davanti, se un link che impiega alcuni secondi per essere caricato o un Instant Article. Per questo hanno aggiunto un banner luminoso perché saltino subito all’occhio. E la velocità viene ricercata non solo nell’iniziale caricamento della pagina, ma anche quando si è già dentro l’articolo. “Se la parte iniziale della storia – racconta Reckhow – viene caricata velocemente, ma poi l’utente andando verso il basso non riesce subito a visualizzare l’immagine, l’esperienza non viene giudicata positivamente. Abbiamo quindi lavorato per l’ottimizzazione sia delle foto che degli ads”. In particolare i messaggi pubblicitari devono essere visualizzati dai lettori: ecco perché sono quelli a cui si è prestata più cura. Nel 90% delle volte, essi vengono caricati prima dello stesso Instant Article.

Ciò che hanno imparato gli sviluppatori della piattaforma durante i test, è che gli Instant Articles vengono condivisi di più rispetto ai tradizionali link. Il motivo? Si caricano più velocemente: la maggior parte in meno di un secondo. “Crediamo che lo sharing sia il segnale più forte per dire che quell’esperienza è stata positiva”, commenta Reckhow.

E riguardo agli strumenti di analisi dice: “Ci sono alcune maniere con cui gli editori possono raccogliere dati dagli Instant Articles. Possono ottenersi con comScore oppure embeddarsi, come Google Anlytics o Omniture, e tracciare i dati in modo autonomo. Abbiamo visto che i nostri partner preferiscono quest’ultimo metodo. Noi, inoltre, possiamo dire loro come viene fruito l’articolo: se solo aperto, se letto fino in fondo, e il tempo speso su quella pagina”.

Un’altra innovazione sulla piattaforma è stato rendere indipendente ogni parte degli articoli. Tutto è commentabile: dalle foto ai video, al testo. “Pensiamo che questa interazione sia qualcosa che potrebbe diventare molto interessante”, ha continuato Reckhow. “Si possono inserire o togliere pezzi. Alcuni editori utilizzano gli Instant Articles per dare enfasi a una parte del media, che sia una foto, un video o uno slideshow. Un articolo non deve essere per forza compatto e indivisibile”.

Riguardo alla decisione del Washington Post di pubblicare tutto ciò che va online sugli Instant Articles, Reckhow dice che il trend è stato seguito anche da altri editori, mentre molti preferiscono scegliere cosa inserire, per testare la piattaforma.

E conclude: “Direi che stiamo provando ad aiutare gli editori a raggiungere la propria audience in modo più esteso, così come a guadagnare di più dalla pubblicità. Se si guarda il New York Times su Instant Articles, loro non solo hanno ads, ma hanno anche finestre, in ogni articolo, che segnalano la possibilità di iscriversi alla mailing list, così come una per le storie correlate.