27 ottobre 2015 | 10:44

Trentotto milioni di euro per pagare mazzette a dirigenti e funzionari tv e ottenere appalti da Rai, Mediaset, La7 e Infront. Parla l’imprenditore Biancifiori

Fatture false per 38 milioni negli ultimi tre anni, un modo per pagare mazzette ai funzionari e aggiudicarsi gli appalti. David Biancifiori, titolare insieme al fratello Danilo della società “Diand lighting e truck” e “DibiTechnology”, definiti da Repubblica gli ‘assi pigliatutto’ delle forniture tecniche per Rai, ma anche di La7, Mediaset, Infront e Presidenza del Consiglio, ha deciso di collaborare con il pubblico ministero di Roma Paolo Ielo e con i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Roma che stanno indagando su un giro di appalti poco chiari, bustarelle, regali, vacanze in resort di lusso e assunzioni di amici degli amici in Rai e non solo, per riuscire ad aggiudicarsi le gare.

Le dichiarazioni dell’imprenditore rischiano di mettere nei guai i vertici di viale Mazzini. Proprio sulla base delle indicazioni di Biancifiori, lo scorso 7 ottobre, gli investigatori delle Fiamme Gialle hanno bussato alla porta di viale Mazzini per prendere trentasette audit interni su appalti, forniture e contratti che non erano stati consegnati alla procura quando, lo scorso giugno, furono fatti tre arresti e le prime perquisizioni per un’inchiesta che conta 44 indagati. Verifiche che erano state condotte da una squadra di 23 ispettori guidati dal Gianfranco Cariola (responsabile internal audit Rai) e che mettevano nero su bianco una serie di anomalie. Nemmeno in un secondo momento.

Tra i programmi sotto inchiesta anche l’edizione 2014 di Sanremo (foto Olycom)

Agli inquirenti, che ne avevano fatto richiesta quando avevano saputo dell’esistenza di quei documenti, non era mai stato consegnato nulla. Anzi: l’azienda aveva risposto che non c’era alcun atto ispettivo. Per questo i finanzieri, con decreto del pm, hanno deciso di andarle a prendere venti giorni fa. Gli atti ispettivi interni – come riporta il Messaggero – riguardano presunte anomalie nelle commesse delle trasmissioni di punta dell’azienda, da Uno mattina , a Linea verde e Sanremo , fino alle irregolarità riscontrate nell’amministrazione delle sedi regionali. Dalle verifiche, coordinate dal capo degli ispettori Gianfranco Cariola, emergerebbe anche l’esistenza di un “cartello” tra le aziende. Il sospetto degli stessi ispettori è che esistesse un accordo tra le società per spartirsi le commesse per il montaggio di Ballarò , Virus e Sanremo. Ma Ielo avrebbe riscontrato un’altra anomalia: gli audit si fermano al 2014.

Da gennaio a giugno 2015, quando l’inchiesta ha portato la Finanza alla Rai, non sono stati svolti atti ispettivi. Sempre stando a quanto riferisce il Messaggero, in una nota della Rai si legge«I vertici dell’azienda, non appena ricevuta la richiesta di consegnare i 37 Audit, hanno aperto un’analisi interna per accertare i fatti e identificare eventuali carenze nella comunicazione con l’autorità giudiziaria. In ogni caso i vertici dell’azienda si stanno strutturando per essere ancora più efficaci nel supporto all’attività della procura, nella quale ripongono totale fiducia.

Il dg, Antonio Campo dall’Orto, ha concluso un accordo con l’avvocatura dello Stato affinché un suo rappresentante, Marco Corsini, strutturi in azienda un progetto mirato alla verifica dell’impatto della disciplina nazionale ed europea dei contratti pubblici sull’attività di settore della Rai».