28 ottobre 2015 | 14:33

Giovanni Buttarelli, Garante europeo per la protezione dei dati, sulla corte di giustizia Ue che annulla il Safe Harbour: difficoltà per le imprese, ma decisione giusta, perché protegge la nostra privacy

“Dal 6 ottobre scorso, circa 4.500 imprese hanno serie difficoltà nel loro ordinario business con gli Usa: non possono più esportare oltreoceano i dati relativi ad utenti, consumatori, abbonati, dipendenti e clienti qualora utilizzino il cosiddetto Safe Harbour, un controverso accordo tradotto in una decisione della Commissione europea del 2000. La ragione? La privacy e i diritti di tutti questi soggetti, che è risultata non adeguatamente tutelata al punto che la Corte di giustizia europea ha annullato la decisione adottata 15 anni or sono, con effetto retroattivo”. Lo afferma Giovanni Buttarelli, Garante europeo della protezione dei dati, in merito alla sentenza della Corte di Giustizia Ue che annulla il Safe Harbour, in base al quale la Commissione Europea consentiva senza particolari difficoltà a colossi del web come Facebook, Google, Twitter di trasferire alle loro sedi Usa i dati personali dei loro utenti europei.

Giovanni Buttarelli (foto Twitter)

Giovanni Buttarelli (foto Twitter)

“È dai tempi delle prime rivelazioni di Snowden – prosegue – che la protezione dei dati non aveva un’evidenza così ampia sui media e sul piano politico nell’intero pianeta, considerato anche l’effetto domino che la sentenza può avere su altri accordi internazionali”. Per effetto della sentenza, ha poi spiegato, le imprese non possono più applicare anche temporaneamente il Safe Harbour. Pena: rilevanti sanzioni. Sono quindi alla ricerca di soluzioni alternative nella speranza che un nuovo negoziato tra Europa e Stati Uniti tiri fuori per loro un nuovo paracadute.

“Cosa accadrà, adesso?”, si è chiesto Buttarelli. “Occorre distinguere tra breve e medio periodo. Per poche settimane e forse qualche mese, le imprese interessate dovranno utilizzare altri strumenti come il libero consenso informato, clausole contrattuali-tipo oppure regole vincolanti in un gruppo di imprese. Le autorità garanti della privacy si coordineranno nel procedere a investigazioni, nell’esaminare reclami e nell’adottare eventuali misure interdittive o sanzionatorie, confidando nel fatto che una risposta di più lungo possa arrivare sul piano politico, con una nuova soluzione negoziata che soddisfi i severi parametri affermati dalla nostra ‘Corte costituzionale’ europea. Ma non sarà facile”.

E poi conclude: “La sentenza della Corte è storica, conterà molto, apre un nuovo capitolo: è auspicabile che apra un dibattito più ampio. È in gioco una partita più ampia della nostra privacy, che riguarda il rispetto della persona e della sua dignità nel mondo del Big Data, dove è aperta una questione etica”.