29 ottobre 2015 | 18:33

Caso Varoufakis da Fazio. La Rai vieta di pagare i politici ospiti in trasmissioni prodotte anche da società esterne. Serve trasparenza, dicono Gasparri, Brunetta e Anzaldi

Non accennano a placarsi le polemiche sorte attorno al gettone da 24mila euro, spese di viaggio escluse, che l’ex ministro greco Varoufakis ha incassato per  la sua partecipazione alla puntata del 27 settembre scorso nel talk di Fabio Fazio. 

E adesso la Rai ci mette una pezza. Dopo la nota diffusa il 28 ottobre nella quale si specificava che la partecipazione dell’ex ministro alla trasmissione era stata gestita da Endemol “che ha la gestione diretta economica degli ospiti della trasmissione, all’interno di un plafond complessivo e concordato”, con Raitre che “ha espresso parere favorevole da un punto di vista strettamente editoriale per un’intervista di interesse internazionale”, oggi, come riporta Ansa, è stata approvata una “direttiva che ha rafforzato e reso più stringente il divieto per l’azienda di erogare compensi a politici che partecipano a trasmissioni televisive e radiofoniche. Divieto che, si sottolinea, “è stato esteso anche a tutte le società che producono per Rai”.

Fabio Fazio e l’ex ministro greco Yanis Varoufakis (foto Olycom)

Non è mancato il commento dell’Usigrai che ha colto l’occasione per puntare nuovamente l’indice contro quello che ha definito “una delle questioni centrali per il futuro della Rai: lo strapotere delle società di produzione e degli agenti” che, a suo dire, “sta determinando una privatizzazione strisciante della Rai Servizio Pubblico” e l’impoverimento delle risorse disponibili.
“Ci sono trasmissioni per le quali è assolutamente incomprensibile il motivo per cui a produrle sono società esterne”, si legge nella nota, nella quale si ribadisce come l’episodio di Varoufakis sia “solo l’ultimo di numerosi casi di soldi spesi in maniera dissennata”, soprattutto considerando che, segnala l’organizzazione sindacale, “che l’ex ministro è stato già intervistato in passato dai giornalisti della Rai, e senza la necessità di pagare 1 euro”. L’Usigrai, conclude la nota, “chiede che l’informazione delle reti torni sotto la titolarità delle testate giornalistiche. Questa è la trasparenza che serve”, rilanciando la proposta “di una gruppo di lavoro di studio e di proposta che faccia una operazione verità sui conti”.

Sul tema della “prassi della rete di Stato di affidare a società esterne format che potrebbe realizzare in casa propria” si è espresso anche il Codacos che, come riporta sempre Ansa, annuncia un esposto alla Corte dei Conti sull’ospitata del professore di economia. “Chiediamo – si legge nel comunicato ripreso dall’agenzia – alla Corte dei Conti di aprire una indagine per verificare quanto sia costata complessivamente l’ospitata di Varoufakis in Rai, tra cachet e servizi concessi dalla rete, e chi abbia effettivamente versato il denaro. “Una volta tirate le somme, la Corte deve accertare se la spesa è stata congrua o se, al contrario, ha rappresentato una forma di spreco di risorse pubbliche”.

Ovvie le ripercussioni e i commenti da parte del mondo politico. “Ho trovato sconcertante la risposta della Rai sulla questione Varoufakis. Dire che il politico greco è stato contattato dalla Endemol e che da parte dell’azienda c’è stato solo un via libera editoriale è un ridicolo tentativo di mettere una pezza su un fatto gravissimo”, ha dichiarato Maurizio Gasparri, annunciando di aver presentato un’interrogazione in Vigilanza per sapere esattamente come funzionino i rapporti tra il servizio pubblico e le società produttrici di programmi e “se, oltre a Varoufakis, siano stati pagati altri ospiti e se i nuovi vertici aziendali ritengano sostenibile, alla luce dei bilanci aziendali, proseguire con queste produzioni in appalto”. “Tra l’altro – continua Gasparri in una nota ripresa da Ansa – Varoufakis tiene una rubrica sul programma ’2Next’ in onda su Rai2. Anche in questo caso riceve un compenso e, se sì, a quanto ammonta? Infine, dg e presidente della Rai ritengono compatibile con la funzione di servizio pubblico l’aver ospitato e pagato 24 mila euro lo stesso esponente politico greco che la società concessionaria del servizio pubblico inglese, la Bbc, cui tanto si guarda come esempio di eccellenza, ha invece ospitato assolutamente gratis?”.

Maurizio Gasparri (foto Olycom)

Dello stesso tono le dichiarazioni, riprese sempre da Ansa, di Gianni Sammarco, deputato di Area popolare (Ncd – Udc), che ha sottolineato soprattutto la mancanza di trasparenza da parte della Rai, definendo il compenso e con i vari benefit “semplicemente scandaloso”. “Tralasciamo ogni considerazione sul campione della difesa dei diritti della Grecia contro la crudele Europa che sul mercato si fa valere e tanto, appare grave che l’azienda abbia considerato l’intervista di interesse nazionale e che, per giunta, si sia appresa la notizia solo grazie alla pubblicazione da parte dell’ex ministro dell’Economia sul suo blog: alla faccia della trasparenza”. Secondo il deputato il caso Varoufakis e il pagamento di somme ingenti agli ospiti, un fatto da lui definito “unico in Europa, da parte della Rai”, è una riconferma della necessità di ricostruire “il ruolo pubblico della azienda, eliminando l’eccezione di cui all’art. 19 del codice dei contratti pubblici sottoponendo a regolare bando le attività relative al prodotto”.

“La Rai, con la coda di paglia, dopo essere stata smascherata da Varoufakis, corre ai ripari, o molto più probabilmente finge solo di farlo, emanando una direttiva che ‘ha rafforzato e reso più stringente il divieto per l’azienda di erogare compensi a politici che partecipano a trasmissioni televisive e radiofoniche’, estendendolo anche alle società esterne che producono per la Rai”. E’ il commento di Renato Brunetta.  “Le toppe, come si usa dire, sono peggio del buco”, ha chiosato Brunetta, definendo “ottocentesca” la direttiva. “Contro gli sprechi della tivù di Stato una sola strada da seguire: trasparenza per tutti, trasparenza su tutto”. “Stop misteri e opacità, ha concluso, “i cittadini italiani devono sapere, ne hanno il diritto, come vengono spesi i loro soldi versati alla Rai tramite il canone”.

“Un passo necessario nell’immediato ma non basta, la vicenda non può chiudersi così”, ha dichiarato invece il deputato Pd Michele Anzaldi in riferimento alla stessa direttiva. “Ora l’azienda deve avviare verifiche profonde sugli appalti esterni per la realizzazione di trasmissioni. Se la società esterna in questione riteneva di corrispondere un lauto compenso a un ospite politico, occorre verificare se il costo pagato dalla Rai per la trasmissione sia giustificato o meno. La Rai appuri anche se quanto accaduto a ‘Che tempo che fa’ non abbia danneggiato altre trasmissioni dell’azienda, sottraendo un ospite ad altri grazie alla retribuzione economica”. “Se qualcuno ha sbagliato o ci sono state leggerezze nel vigilare, è necessario che i responsabili vengano individuati in maniera chiara dall’azienda. Non può finire tutto sotto silenzio. I discussi appalti esterni per la realizzazione di trasmissioni che, al pubblico, appaiono a tutti gli effetti format della Rai hanno già alimentato più volte dubbi e discussioni. La Rai corrisponde cifre molto alte all’azienda esterna che produce ‘Che tempo che fa’. Se quei soldi vengono utilizzati per retribuire ospiti, magari sottraendoli in questo modo ad altre trasmissioni di carattere giornalistico che pur avendo lavorato correttamente ovviamente non vogliono né possono retribuire gli intervistati, ci troveremmo di fronte ad un danno doppio per il servizio pubblico e ad una vicenda molto grave. Varoufakis, come dimostra la sua ospitata alla Bbc, non vincolava la sua presenza in tv ad una retribuzione. La scelta di ‘Che tempo che fa’ di prevedere un cachet può aver danneggiato altre trasmissioni delle reti Rai? A questo punto i nuovi vertici devono andare fino in fondo, fare chiarezza ed assumere le decisioni conseguenti”.