Pubblicità, Radio

29 ottobre 2015 | 18:20

La radio è un mezzo per giovani. Lo dice la prima ricerca base di Gfk e Ipsos che mette in luce il suo ottimo stato di salute e l’efficacia nella comunicazione (INFOGRAFICA)

di Roberto Borghi – La radio, è noto, è un mezzo resiliente, si adatta benissimo ai cambiamenti nelle abitudini e nelle tecnologie. Adesso però la prima Ricerca di Base ’Come afferrare Proteo’ presentata questa mattina da Gfk e Ipsos ha aggiunto un elemento di comprensione del fenomeno registrando come la radio piaccia molto anche ai più giovani. Si pensava infatti che i new media, il web, le app e lo streaming le avessero sottratto attrattività nei confronti delle nuove generazioni. Invece pare proprio di no. Anzi. Il 90% dei giovani che fruisce musica digitale ascolta anche la radio. Gli stessi utenti di Spotify  preferiscono la cara vecchia radio alla tivù.

La prima Ricerca di Base è nata proprio per dimostrare come la Radio si è adattata alla Rete e ai Social Network. Un’indagine complessa e innovativa perché la Radio viaggia su tutte le piattaforme, è digitale ma anche analogica, è mobile e domestica, è un personal media a vocazione comunitaria, fa compagnia e fa contenuti. Ed è un mezzo liquido che sembra nato per intrecciarsi con i Social Media.

Queste e altre evidenze – ad esempio, l’ascolto dei giovani e giovanissimi, l’uso crescente dello smartphone e della cuffia come device radio – oggi si traducono in cifre che non mancano dunque di sfatare qualche luogo comune, affermando la fisionomia della Radio com’è attualmente.

L’ottimo stato di salute del mezzo si riflette anche nell’andamento degli investimenti pubblicitari, che da parecchi mesi segna incrementi a doppia cifra. Anche per questo gli editori radiofonici – nazionali e locali, pubblici e privati – hanno chiesto a Gfk Eurisko e Ipsos di inquadrare il perimetro cangiante della Radio, e di fotografarlo con il grandangolo.
Nessun tipo di rilevazione degli ascolti lo aveva fatto finora, e forse nessuna indagine futura potrà prescindere dall’immagine proteiforme, vitale, sfidante che questa ricerca consegna agli operatori e al pubblico.

 

 

 

 

 


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