02 novembre 2015 | 8:58

Il presidente di Telecom Italia, Giuseppe Recchi, al Corriere: il nostro nuovo socio Xavier Niel è un azionista amichevole. Il gruppo resterà italiano

Corriere della Sera 02/11/2015 –  Ingegner Recchi, la notizia è che lei due giorni fa era a Parigi e ha incontrato Xavier Niel, l’imprenditore francese che tra opzioni e equity swap ha potenzialmente in mano il 15% della società che presiede, cioè Telecom Italia. E’ così?

«Rientravo da una missione all’estero e ho colto l’occasione per andare a trovare il nostro nuovo socio. Ci siamo incontrati a casa sua ed è stato un incontro doveroso visto che è diventato un azionista di rilievo. Certo, un socio in pectore, vista la struttura del suo investimento, ma di rilevanza tale che mi è sembrato opportuno come presidente dargli il benvenuto, perché come management noi dobbiamo creare valore per tutti gli azionisti».

Giuseppe Recchi

Giuseppe Recchi

E che impressione ne ha ricavato?
«Ho visto un imprenditore molto competente, con una storia personale ben nota, che è presente in diversi Paesi con un focus soprattutto sulle telecomunicazioni. E ogni investitore è benvenuto, ancora di più se può apportare competenze, input, suggerimenti».
Il mercato si chiede di che genere sia l’intervento di Niel. Che le ha detto al proposito?
«Mi ha detto che storicamente con i suoi interventi punta a creare uno stimolo per l’efficienza e per un business model vincente. Uno stile amichevole: nelle sue aziende opera solitamente come responsabile delle strategie e non come Ceo o presidente».
Ma se si propone così allora perché ha comprato opzioni e non direttamente azioni?
«Di questo non abbiamo parlato. Ma tendo a separare il livello degli azionisti, che non mi compete, da quello del management. Noi dobbiamo mostrare la nostra capacità di ottenere risultati e il massimo dell’efficienza, e di portare a compimento un piano industriale. Direi che in questo anno e mezzo in cui si è insediato il nuovo board Telecom ci stiamo riuscendo abbastanza bene anche se, ovviamente, ci sono ancora molti margini di miglioramento su cui il consiglio si sta focalizzando».
Poi, appunto, c’è il livello degli azionisti.
«Certo. Siamo un società quotata e come azionisti e investitori decidono di muoversi è una loro decisione. Il percorso di Vivendi e di Bolloré è noto: sono entrati con l’operazione Gvt-Telefonica, e dopo aver stimato il potenziale della società, cosa che ci ha fatto piacere, hanno deciso di incrementare la loro presenza scommettendo sull’opportunità di crescita che offre oggi la distribuzione di contenuti media attraverso reti a banda ultra-larga».
Invece quello di monsieur Niel come lo definirebbe?
«Dalla conversazione che abbiamo avuto vede la possibilità di offrire stimoli sia per il nostro business model sia per l’efficienza operativa, in Brasile e in Italia. Ripeto: tutti i soci sono benvenuti per definizione, a maggior ragione se possono aggiungere know-how utile all’azienda. Al momento, in Telecom è aperto un gruppo di lavoro per capire come i prodotti di Vivendi possano essere utili al nostro business. Appena il dottor Niel verrà in Italia potremo esplorare eventuali suggerimenti che dovessimo ricevere».
Insomma, un ingresso amichevole?
«Sì, dal colloquio di sabato direi certamente sì. Abbiamo parlato delle opportunità che vede nel nostro settore, e sono le stesse che raccontiamo ai nostri investitori. L’Italia è un mercato dove la banda ultralarga è in grande sviluppo: Telecom ad oggi ha varato un piano che prevede 10 miliardi di investimenti in tre anni, il più grande in corso in qualunque settore industriale in Italia».
Si sono sollevati dubbi su un possibile “concerto” con Vivendi.
«Mi pare di poterlo escludere completamente viste le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Vivendi e la conferma di Niel. Mi attengo a questo».

 

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E con Metroweb come la mettiamo?
«Il discorso Metroweb fa parte del buon dialogo che abbiamo con le istituzioni e con la Cassa. Siamo molto impegnati su questa trattativa e per superare eventuali ostacoli industriali e regolatori. Ma la banda ultralarga si farà. In nove mesi abbiamo posato 1,2 milioni di chilometri di fibra, 3 al minuto. Insomma, stiamo lavorando a 180 chilometri all’ora».