Protagonisti del mese

04 novembre 2015 | 10:01

Avanti un’altra

Ora tocca a Laura Cioli, nominata amministratore delegato di Rcs MediaGroup. La terza donna a capo di un grande gruppo editoriale, dopo Mondardini e Treu. L’aspettano dure battaglie per far quadrare i conti e disegnare il futuro della casa editrice

“Il Consiglio e il Collegio sindacale formulano l’augurio di buon lavoro a Laura Cioli”. Lo smilzo comunicato stampa del consiglio di amministrazione di Rcs MediaGroup arriva nella tarda serata di martedì 27 ottobre a ufficializzare la consegna del segno del comando di una grande e devastata azienda editoriale. La corona (di spine) le verrà posta sul capo “entro il mese di novembre”. Il tempo, a differenza dei problemi che la signora dovrà affrontare, non abbonda. Ceo di CartaSi, Laura Cioli un piede in Rcs MediaGroup già l’aveva messo il 23 aprile scorso, essendo stata nominata consigliere di amministrazione. Dettaglio (non trascurabile) di antropologia quotidiana: è la prima volta che una donna assume una carica così decisiva in Rcs e compone, insieme a Monica Mondardini, ad del Gruppo L’Espresso, e Donatella Treu, ad del Gruppo 24 Ore, un bel trittico femminile che solo un paio di decenni fa sarebbe parso fantascienza. Laurea in ingegneria elettronica, grande esperienza quando si tratta di far quadrare i numeri, banche e comunità finanziaria che non fanno che dirne un gran bene, Cioli vanta esperienze anche come direttore generale di Sky Italia, dove era responsabile del conto economico, oltre che come senior vice president di Eni Gas & Power, ed executive director di Vodafone Italia.

Un curriculum, insomma, complementare a quello del presidente di Rcs Maurizio Costa, anche lui ingegnere, ma con una profonda esperienza sul fronte editoriale come amministratore delegato del gruppo Mondadori e dal luglio 2014 come presidente della Fieg dove riesce a tenere insieme editori che si muovono, per non dire che si agitano, su interessi spesso contrapposti. Una capacità di relazione emersa anche all’interno del Cda di Rcs, dove tutte le decisioni, anche le più combattute e difficili, alla fine sono state prese all’unanimità.
Dunque si volta rapidamente pagina, finito senza spargimenti di sangue il rapporto tra il Cda di Rcs MediaGroup e l’amministratore delegato Pietro Scott Jovane che l’8 ottobre ha ufficializzato, con stile telegrafico, le proprie dimissioni. Del resto, visti i protagonisti in campo, era facile immaginare che così si sarebbe concluso uno dei capitoli più movimentati e controversi dell’azienda. Il presidente Maurizio Costa è manager temprato da anni di alta diplomazia all’interno di Mondadori/Fininvest. E Jovane, con il suo tono da ragazzone wasp della Ivy League, è un tipo che sa tenere i nervi a posto anche sotto forte pressione. L’ultimo anno è stato per lui drammatico e faticoso nel rincorrere i conti disastrati del gruppo, nel cercare di far cassa con la vendita di asset no core, nell’arrivare a vendere anche un po’ dell’argenteria di famiglia. E, per di più, dovendo fronteggiare azionisti pronti a impallinarlo alla più vaga richiesta di aprire il portafoglio, mentre con i giornalisti non è mai scattato il feeling, nemmeno provenissero da un altro pianeta. Una situazione del resto ben rappresentata dalla convivenza da separati in casa con Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, di cui è stata annunciata l’uscita nove mesi prima che questa potesse effettivamente concretizzarsi il 30 aprile scorso, e che ha quasi bloccato qualsiasi iniziativa dell’asset principale, a parte il passaggio al nuovo formato.
Che si sarebbe arrivati alla separazione consensuale era chiaro già dopo le vacanze estive con la trattativa sulla vendita di Rizzoli Libri ancora aperta e la presentazione di un nuovo piano che prometteva altre lacrime e altro sangue e la richiesta di ulteriori finanziamenti destinati a investimenti.

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 465 – Ottobre 2015