Protagonisti del mese

04 novembre 2015 | 10:00

Puntando sulle passioni

Alessandro Belloni, ceo di De Agostini Publishing, lancia attraverso una nuova piattaforma quattro testate digitali e apre nuove frontiere per i collezionabili

“In tempi difficili l’unico modo per resistere è muoversi, studiare e sviluppare nuovi business e anche riorganizzarsi per rendere più veloci i tuoi tempi di reazione”. Per dare un esempio concreto a quelle che potrebbero essere solo dei buoni propositi, Alessandro Belloni illustra il nuovo assetto organizzativo di De Agostini Publishing, la società di cui è ceo dal 2008.

“Da una struttura centrale per staff e Paesi siamo passati a una per linee di business dove al collezionabile, che rimane il nostro core, si aggiungono altre iniziative sviluppate a partire dal 2010. Le loro dimensioni sono per ora più piccole, ma i tassi di crescita sono decisamente più alti, sul 20-25%”.
La prima delle nuove aree di intervento è l’e-commerce, basato sulla piattaforma ‘model space’: rivolta ai modellisti. Sviluppato in 12 Paesi, ha come responsabile Monica Cocco con sede a Londra. La seconda è l’area Kids Publishing dove vengono sviluppati prodotti originali per bambini, come periodici – compresa la vasta gamma di coloring – e bustine. Attiva in 12 Paesi, questa area, che presenta una ottima reddittività, è affidata ad Alessandro Lenzi. La terza area è la Digital, che comprende un’attività di servizio al business e di sviluppo tecnologico e comprende Mutado, l’agenzia creativa milanese fondata nel 2004 e nel 2012 acquisita da De Agostini, che ha tra i suoi clienti Pavesi, Ferrari, Calzedonia, Barilla, L’Oréal Italia, Pepsico Italia, Safilo, Red Bull Italia, Technogym. Responsabile è Lorenzo Manfredi, global digital director di De Agostini e ceo di Mutado, di cui è uno dei fondatori.
L’ultima linea di business è rappresentata dalla parte editoriale Edition Atlas, società attiva nella vendita per corrispondenza dei collezionabili in 14 Paesi (circa 70 lanci l’anno), con sedi a Losanna, Parigi e Londra.

“Faceva già parte del gruppo De Agostini ed era gestita dall’area direct marketing”, precisa Belloni. “Ora rientra nella Publishing. Edition Atlas apporta al nostro fatturato 100 milioni di euro in più, in questo modo torniamo ai 400 milioni. Abbiamo così più che compensato il calo dovuto alla situazione in Russia, un mercato che si era sviluppato in modo considerevole, ma dove a causa della crisi geopolitica, delle sanzioni conseguenti i rapporti con l’Ucraina (altro Paese dove siamo presenti) e delle condizioni macroeconomiche (la crisi dei consumi e la svalutazione del rublo) siamo stati costretti ad abbassare il numero di lanci di prodotti da dieci a tre. In forte crescita è anche l’area dell’Estremo Oriente: a parte il mercato giapponese, per noi molto importante, siamo entrati in quelli di Hong Kong, Taiwan, Singapore, Malesia. Inoltre, a fine ottobre è previsto il lancio in Cina del robot Robi”.
Per i programmi del futuro, anche immediato, De Agostini Publishing indirizza gran parte dei propri sforzi sulla linea digital. “Non c’è dubbio che da quando tre anni fa abbiamo acquisito Mutado, abbiamo accelerato lo sviluppo di know-how e un approccio di marketing e prodotto sempre più fondati su soluzioni digitali”, spiega Belloni. “Non a caso il 70% degli abbonamenti vengono sottoscritti via web. E sul mercato in generale ormai il 7-10% del pubblico cerca la replica digitale dei prodotti, meglio se usufruibile in mobilità. Quindi, senza togliere a Mutado la sua caratteristica di agenzia creativa per clienti terzi, abbiamo pensato di affidargli il compito di sviluppare un business indipendente, a partire da prodotti editoriali originali. Così è nata la piattaforma De Agostini Digital Editions, un sistema in grado di realizzare e distribuire prodotti editoriali verticali attraverso dispositivi come pc, tablet e smartphone”.

Il progetto punta sull’idea di far convergere il know-how e la capacità di De Agostini Publishing di generare contenuti con la popolarità di personaggi, talenti e brand nati dal web e dai social media, soprattutto blog e canali YouTube, e la tecnologia che permette di programmare e pubblicare direttamente in linguaggio html. Nascono in questo modo redazioni ibride, interne ed esterne, delle quali fanno parte giornalisti, programmatori, blogger o youtuber che si trovano anche a migliaia di chilometri di distanza.

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 465 – Ottobre 2015