Documenti, Protagonisti del mese

04 novembre 2015 | 10:14

Il booklet dedicato al Google Cultural Institute – DOCUMENTO E VIDEO

Digiti g.co/biennalearte 2015 e sul computer ti si apre lo scrigno del tesoro: oltre 4000 opere da Venezia, praticamente tutta o quasi la Biennale 2015 curata da Okwui Enwezor che ha battuto ogni primato di visitatori. Grazie all’accordo tra la Biennale e il Google Cultural Institute, prima ancora che l’edizione in corso chiuda i battenti chi è lontano, chi non è potuto andare, ma anche chi vuole fare un ripasso di quel che ha già visto, può accomodarsi: la Biennale è servita sul desktop.

C’è la possibilità di esplorare online i 70 padiglioni degli 80 paesi partecipanti: dall’Albania allo Zimbabwe passando per Cuba o per il Cile, per la Norvegia o per la Macedonia, per la Spagna o per il Messico, senza dimenticare l’Italia. C’è l’opportunità di gironzolare per le aree espositive dei Giardini e dell’Arsenale, in interni o in esterni, attraverso più di 80 immagini Street View. E poi, o sarebbe meglio dire assieme, c’è il malloppo: le 4000 opere di cui abbiamo parlato, corredate da una straordinaria abbondanza di metadati, una scheda per ogni opera perché non restino immagini prive di contestualizzazione.

A Venezia intanto, mentre la Biennale Arte si avvia a chiudere, la Biennale online apre i battenti a Ca’ Giustinian con lo spazio interattivo (rimarrà aperto fino al 23 gennaio 2016) che presenta i risultati e le tecnologie utilizzate per mettere online la mostra. Ci sono i veicoli e le attrezzature Street View che hanno permesso, partendo da Google Maps, di riprendere tutto il mondo a livello stradale. In particolare c’è il Trolley, lo strumento principe per riprendere i musei, e lo zainetto Trekker che ha permesso di mappare la città di Venezia. E soprattutto c’è il prodigio Liquid Galaxy, una parete di diversi schermi ad alta risoluzione affiancati che rende la visita agli spazi espositivi della Biennale un’esperienza più vera del vero. Il Google Cultural Institute, al quale Prima Comunicazione ha dedicato un esauriente booklet che illustra la sua missione, le sue aree di intervento (Art Project, Momenti Storici, World Wonders) e gli straordinari risultati conseguiti in un lustro di attività, è assieme alla Biennale la star dell’operazione. Ed ecco allora le cifre da fare sfilare, come divi, sul tappeto rosso: più 800 partner da oltre 600 paesi. Non basta: più di 6 milioni di foto, video, manoscritti e altri documenti di arte, cultura e storia. E ancora: oltre 1600 mostre digitali, più di 190mila opere d’arte disponibili sulla piattaforma Art Project, di cui 130 in altissima risoluzione (gigapixel), e oltre 500mila gallerie create dagli utenti. A Venezia, insomma, si celebra un doppio trionfo: quello della Biennale Arte, che diventa globale e senza confine, e quella di Google, che della cultura e dell’arte condivise si è fatta alfiere.

Il booklet  dedicato al Google Cultural Institute è uscito allegato a ‘Prima’ di ottobre 2015. E’ disponibile gratuitamente con l’edizione digitale del mensile e scaricabile qui in pdf.