04 novembre 2015 | 15:54

A Segrate incontro tra Mondadori e sindacato dei giornalisti dopo l’annuncio della chiusura della redazione dei periodici di Roma. L’assemblea di Panorama dice no alla decisione dell’editore

Questo pomeriggio a Segrate è previsto l’incontro tra Fnsi (il segretario Raffaele Lorusso), Stampa Romana (vice segretario Paolo Barbieri), Associazione Lombarda dei giornalisti, Cdr Mondadori, azienda e Fieg. Sul tavolo: la chiusura della sede dei periodici di Roma.

La Mondadori ha annunciato il 29 ottobre la decisione che, se attuata, comporterà il trasferimento a Milano di 5 giornalisti su 10: tutti e 3 i componenti della redazione di Tv Sorrisi e Canzoni nella capitale e 2 su 6 di Panorama (il fiduciario sindacale e la cronista parlamentare). Per i rimanenti 5 (la cronista parlamentare di Chi e 4 giornalisti di Panorama) si dovrà ricorrere obbligatoriamente allo smart working, cioè a una modalità di lavoro remoto. Di seguito il comunicato approvato dall’assemblea di Panorama del 2 novembre.

Raffaele Lorusso (foto Assostampa)

Raffaele Lorusso, segretario della Fnsi (foto Assostampa)

I giornalisti di Panorama riuniti in assemblea rigettano con la massima fermezza la decisione dell’azienda di chiudere la redazione romana della testata (trasferendo due di loro a Milano e comunicando agli altri quattro l’inizio di un fantomatico «smart working»), insieme con le redazioni romane di Tv Sorrisi e Canzoni e di Chi. Questa decisione, presa in teoria con l’obiettivo di ridurre i costi, ci appare immotivata e suscettibile di ottenere l’effetto contrario di quello dichiarato dall’azienda. Non possiamo inoltre fare a meno di denunciare l’atteggiamento della Mondadori che appena quattro mesi fa, in sede di trattativa al tavolo nazionale per definire il nuovo accordo sullo stato di crisi (presenti Fnsi, Fieg, Associazione Lombarda e Associazione Romana della Stampa, Cdr e Direzione del personale), da noi sollecitata sul tema, aveva dichiarato di non avere alcuna intenzione di trasferire i giornalisti dalla sede romana alla sede milanese per tutto il periodo della durata dello stato di crisi.
Anche le modalità di comunicazione alla redazione di questa decisione appaiono gravi ed irrituali. Ogni fase di informazione e consultazione preliminare è stata saltata, ignorando per settimane le richieste di chiarimenti del fiduciario sindacale della redazione romana (rivolte via mail sia al capo del personale che al direttore di Panorama) e rassicurando a voce, in modo evidentemente strumentale i rappresentanti del Cdr.

Di più, proprio al fiduciario sindacale di Roma è stato comunicato un provvedimento di trasferimento a Milano, cosa che raramente è vista nelle relazioni sindacali dell’editoria italiana. Formalmente si tratta di un provvedimento dettato da ragioni professionali, ma è legittimo il sospetto di una scelta determinata proprio dal suo impegno sindacale in  favore dei colleghi della redazione romana. Com’è pure significativo che l’altro trasferimento riguardi l’unica cronista parlamentare.
L’assemblea ha anche preso in considerazione le difficoltà della testata, sottolineando come di fronte ad esse l’azienda negli ultimi anni non abbia fatto altro che ricorrere a nuovi tagli, senza mettere in campo alcun progetto di reale rafforzamento e di rilancio. Per tutte queste ragioni i giornalisti di Panorama hanno deciso di:
1) chiedere alla Mondadori di congelare immediatamente i provvedimenti annunciati (senza neppure la presentazione di un documento scritto), sospendere gli incontri già programmati fra il capo del personale e i singoli giornalisti e aprire un tavolo di discussione nazionale fra editori e sindacato, così come tempestivamente richiesto dalla Fnsi e dall’Associazione della Stampa Romana;
2) chiedere alla Mondadori di procedere nel frattempo alla ricerca di una nuova sede, anche provvisoria, per collocare i giornalisti della redazione romana almeno fintanto che la situazione non sarà chiarita;
3) chiedere al direttore di Panorama di incontrare la redazione nei tempi più brevi possibili per discutere del reale andamento della testata e di possibili iniziative per uscire dalla crisi;
4) chiedere al Cdr di convocare al più presto un’assemblea generale dei giornalisti della Mondadori per discutere le possibili reazioni di fronte al comportamento scorretto dell’azienda.