05 novembre 2015 | 13:17

A rischio indipendenza e capacità editoriale del servizio pubblico in caso di blocco o riduzione dei ricavi dal canone. L’allarme dei sindacati di lavoratori, giornalisti e dirigenti Rai

“L’incertezza dell’entità del finanziamento pubblico alla Rai pone oggettivamente l’azienda in una condizione di rischio di riduzione dell’indipendenza e di capacità progettuale editoriale ed industriale per il medio/lungo termine”. Questo in conclusione l’allarme lanciato dai sindacati di lavoratori, giornalisti e dirigenti in una lettera aperta alle istituzioni in cui definiscono una “grave incongruenza” la norma della legge di stabilità secondo la quale le somme recuperate dall’evasione del canone “non sarebbero interamente destinate alla Rai né al sistema dell’editoria, ma verrebbero destinate al fondo per la riduzione della pressione fiscale”.

“Se questa scelta fosse confermata – scrivono nella nota Slc Cgil, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater Libersind-ConfSal, UsigRai e AdRai – si determinerebbe una condizione di non trasparenza nei confronti dei cittadini rispetto all’effettivo contributo al servizio pubblico radiotelevisivo, assunto che il canone Rai è una tassa di scopo, il cui importo deve essere chiaramente identificato. Tra l’altro questa impostazione confermerebbe la possibilità che il canone effettivamente destinato alla Rai possa essere ulteriormente ridotto”.

Vittorio di Trapan, Segretario Generale Usigrai (Europaquotidiano.it)

Nella lettera, inviata tra gli altri all’attenzione del presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico, ai ministri Pier Paolo Padoan e Federica Guidi, al sottosegretario Antonello Giacomelli e a Matteo Renzi, si citano i casi delle altre emittenti pubbliche europee alle quali sono destinate risorse “nettamente superiori a quelle italiane” (Italia 1,7 miliardi, Francia 3,6 miliardi, Germania 7,7 miliardi, Regno Unito 4,8 miliardi), che “permette loro di avere un’offerta più ricca e variegata per i cittadini e di creare ricchezza ed indotto per i loro paesi tramite l’investimento nell’industria audiovisiva”, e che alla Rai consentirebbero di dare all’Italia “un servizio pubblico di maggiore qualità e competitivo in campo internazionale”.
“Un Paese che vuole crescere ha bisogno di una grande servizio pubblico”, conclude la lettera nella quale i sindacati ribadiscono che così facendo, “si nega l’obiettivo dichiarato dal Governo di voler aumentare il ‘tasso’ di servizio pubblico della Rai. Inoltre resta intatto il tema centrale che attiene all’autonomia della Rai, visto che già nel 2014 sono stati sottratti 150 milioni di euro a bilancio di previsione già concluso, e nel 2015 sono stati sottratti altri 85 milioni di euro”.