05 novembre 2015 | 16:36

Una manifestazione di protesta dei giornalisti a Roma per dire ‘no’ alla legge bavaglio. Il segretario Fnsi, Lorusso: senza intercettazioni i cittadini non avrebbero saputo nulla di molti scandali

Questa mattina, in concomitanza con la prima udienza del processo su ‘Mafia Capitale’ una delegazione di giornalisti ha manifestato davanti all’ingresso della cittadella giudiziaria a Roma con un sit-in, organizzato da Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Ordine dei giornalisti del Lazio, Associazione Stampa Romana, Usigrai, associazione Articolo21 e Comitato NoBavaglio3, per dire ‘No’ alle nuove norme in materia di intercettazioni in discussione in parlamento.

Raffaele Lorusso (foto Assostampa)

Raffaele Lorusso, segretario della Fnsi (foto Assostampa)

“Siamo qui perché, senza le intercettazioni, i cittadini non avrebbero saputo nulla di molti scandali, a partire da quello di ‘Mafia Capitale’ – ha spiegato il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso – e per confermare la vicinanza del sindacato dei giornalisti ai 96 colleghi denunciati per il solo fatto di aver tentato di fare luce con il loro lavoro sulle presunte infiltrazioni del malaffare nella vita politica e sociale della Capitale”.

“Solo nel Lazio – ha ricordato la presidente dell’Odg Lazio, Paola Spadari – sono 160 i colleghi minacciati per via del loro lavoro, molti dei quali proprio per aver usato la penna su questa vicenda di ‘Mafia Capitale’. La denuncia dei colleghi che si sono occupati di questo caso non ha precedenti così come l’utilizzo delle denunce per intimidire la categoria. Per questo l’Ordine del Lazio si schiera a sostegno di questa iniziativa del ‘No’ al bavaglio e di tutte le iniziative necessarie a tutelare il diritto dei cittadini ad essere informati”.

“Una manifestazione doverosa per segnalare l’assurdità e il pericolo incombente dei vari bavagli che vengono messi alla libertà di informazione. Da una parte la delega al governo sulle intercettazioni, dall’altra l’insidioso testo in via di approvazione sulla diffamazione e più in generale la valanga di querele contro giornalisti ‘rei’ di fare il proprio lavoro informando i cittadini”, ha invece dichiarato Vincenzo Vita, in rappresentanza di Articolo 21.

“Consideriamo la delega al governo su una materia costituzionalmente rilevante come il diritto/dovere di informare un errore e un pericolo – ha concluso il segretario Lorusso -. Come ha ben spiegato il professor Rodotà, la delega contenuta nella riforma del processo penale andrebbe stralciata, lasciando in vigore gli strumenti già esistenti a tutela del diritto alla privacy”.