09 novembre 2015 | 13:41

Chiarezza sulla ristrutturazione delle redazioni romane di Mondadori. I deputati Pd Anzaldi e Marcucci presentano un’interrogazione parlamentare ai ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico

Arriva in Parlamento la vicenda della chiusura della sede romana di Mondadori, con la conseguente riorganizzazione delle redazioni di ‘Chi’, ‘Sorrisi & Canzoni Tv’ e ‘Panorama’. Secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, gli esponenti del Pd Michele Anzaldi e Andrea Marcucci hanno firmato un’interrogazione a risposta orale ai ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico per sapere se il governo sia “a conoscenza di tali modalità di ristrutturazione poste in essere da parte della Mondadori e se non ritenga opportuno intervenire attivando un tavolo di confronto”.

In primo luogo, continua l’agenzia, gli esponenti dem chiedono che vengano verificate “le modalità dei processi riorganizzativi adottati nel corso di questi anni dall’azienda, soprattutto grazie al contributo dello Stato, nonché la possibilità di scongiurare l’introduzione dello ‘smart working’ in assenza di una specifica previsione legislativa garantendo gli attuali livelli occupazionali senza trasferimenti”.

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

La direzione del personale, si ricorda nell’interrogazione, “ha comunicato al Cdr Mondadori che i giornalisti che rimarranno a Roma lavoreranno in modalità ‘smart working’”, una “figura non ancora disciplinata nel nostro ordinamento” che “fa riferimento ad una prestazione di lavoro subordinato che si svolge al di fuori dei locali aziendali con un orario medio annuale inferiore senza l’obbligo di utilizzare una postazione fissa. Questa opzione dovrebbe riguardare i giornalisti dei periodici i quali attraverso un comunicato stampa del cdr hanno già sollevato preoccupazioni sul proprio futuro e respinto la proposta. L’azienda ha infatti comunicato che dal prossimo 11 dicembre 5 giornalisti su 10 saranno trasferiti a Milano e si tratta di 3 di Sorrisi e Canzoni e 2 di Panorama mentre altri 5 giornalisti, la cronista parlamentare di Chi e 4 giornalisti di Panorama, resterebbero, invece, a Roma per lavorare in modalità smart working non meglio specificata senza possibilità di appoggiarsi ai nuovi uffici se non per eccezionali occasioni di rappresentanza”. Per Anzaldi e Marcucci, tale modalità “soprattutto in riferimento allo ‘smart working’ in assenza di un quadro legislativo chiaro rischia di mortificare ulteriormente la professione giornalistica assecondando solo le necessità delle case editrici”.