11 novembre 2015 | 15:52

Social network sempre più usati dai recruiter prima di un colloquio: un candidato su tre escluso per uso improprio. I dati della ricerca di Adecco

Tutto ciò che facciamo e postiamo sui social network, oltre che visibile dai nostri amici, è anche consultabile da altri, come per esempio i recrutatori di lavoro: una web reputation negativa, quindi, potrebbe influire parecchio in sede di colloquio.
Dimostrare di saper utilizzare i social network è sempre più richiesto, ma potrebbe diventare un ostacolo insormontabile nel traguardare una selezione, oltre che diventare imbarazzante per il proprio curriculum vitae. Non stupisce più di tanto, secondo quanto riporta Repubblica.it, il dato che emerge dall’annuale ricerca Adecco denominata Work Trends Study, che in Italia ha coinvolto 2.742 candidati e 143 reclutatori.

Si conferma che il settore si è trasferito quasi per intero sulla rete, visto che le attività di ricerca di lavoro da parte di candidati e di ricerca di profili professionali da parte dei recruiter si svolgono per la maggior parte sul web, rispettivamente nell’80 e nel 64% dei casi. Per l’attività dei recruiter, rispetto all’indagine precedente, si tratta di un vero balzo in avanti con un incremento del 19% della quota. Adecco prevede che entro il 2017 più di due candidati su tre (il 71%) verranno individuati attraverso una ricerca internet.

E siccome tutto si muove attorno al web, chi è in cerca di una occupazione andrà a vedere il profilo di una società per cercare di evitare di finire nel posto sbagliato o con scarse prospettive di carriera. Allo stesso modo, le imprese o chi deve selezionare il personale finisce inevitabilmente per costruire un profilo dei candidati che passa anche dai social. I recruiter ammettono nella ricerca di “adoperare i social network per cercare candidati passivi (78,3% delle risposte), verificare i cv ricevuti (75,5%) e la rete del candidato (67,1%), controllare i contenuti pubblicati (57,3%) e la digital reputation (50,3%)”. In sostanza, la web reputation assume sempre più rilievo: aumenatato il numero di recruiter che hanno ammesso “di aver escluso potenziali candidati dalla selezione in seguito alla pubblicazione di contenuti o foto improprie sui profili social”, in una percentuale che dal 25,5% della precedente rilevazione è salita all’attuale 35%.

“Non c’è dubbio che l’attenzione al proprio profilo sui social network sta diventando un fattore importante nell’approccio al mondo del lavoro” sostiene Andrea Malacrida, amministratore delegato di Adecco Italia nel commentare i risultati della ricerca. Anche se tiene a sottolineare come “il ricorso a un’analisi della pagina Facebook dei candidati non è l’elemento essenziale in una scelta. Ma di fronte a un candidato di cui non si è del tutto sicuri o che è in concorrenza con altri, potrebbe determinare la scelta finale”.

Andrea Malacrida, amministratore delegato di Adecco Italia

Sempre secondo l’indagine, inoltre, emerge che non conta tanto il numero di connessioni, ma l’aver pubblicato foto improprie (20% dei casi), aver dato “informazioni non coerenti con il cv” (18%), “aver evidenziato caratteristiche della personalità non adatte alla posizione di lavoro aperta” (16%). Contano anche l’aver scoperto commenti negativi sui datori di lavoro precedenti (11%) e contenuti di tipo discriminatorio (8,4%).

Non solo Facebook viene preso in considerazione, ma anche Twitter può essere decisivo. “Ma nonc’è dubbio che sia Facebook per la sua diffusione, per il tipo di informazioni che vengono veicolate dagli utenti e per la rete che sa generare – spiega ancora Malacrida – sicuramente quello più utile per una valutazione complessiva”.