11 novembre 2015 | 11:51

Rai, scatta il risarcimento per danno professionale ai giornalisti inattivi. Il commento di Tosi: “E’ scandaloso”

Scatta il risarcimento per “danno professionale” in favore dei giornalisti della Rai nominati in ruoli apicali senza però l’effettivo incarico di svolgere il lavoro per il quale hanno ricevuto la promozione. Lo ha deciso la Cassazione respingendo un ricorso dell’azienda di viale Mazzini contro la decisione con la quale nel 2012 la Corte d’appello di Roma aveva stabilito il diritto al risarcimento dei danni professionali subiti in favore di S.T., nominato condirettore di ‘Rai International’ ma, di fatto, ‘parcheggiato’ senza mansioni.

Come riporta l’Ansa è di circa 170 mila euro (più interessi e rivalutazione) la cifra che la Rai dovrà pagare al giornalista lasciato in protratta inattività per circa dieci anni. Il danno è stato calcolato nella misura del 30% dello stipendio di Sandro Testi, pari a circa 11 mila euro al mese per ogni mese di ‘parcheggio’. Ad avviso degli ‘ermellini’, con sentenza 22930 della Sezione lavoro, “non può negarsi la sussistenza di un danno alla professionalità considerato: la durata del demansionamento, protrattosi dal 2002 al 2012, l’entità dello stesso in rapporto alle qualificate mansioni precedentemente svolte di vice direttore della testata ‘Gr’, la preclusa possibilità di svolgere compiti di direttore giornalistico e di condirettore presso una qualificata struttura,
esperienza idonea ad arricchire il patrimonio di conoscenze tecniche e personali”.
Inoltre, secondo i supremi giudici, il danno alla professionalità si è verificato anche a causa del “comportamento aziendale che prima ha attribuito una data qualifica e specifiche mansioni al fine di evitare un contenzioso e poi si è sottratta a tale impegno, lasciando inattivo il dipendente nonostante l’ordine del giudice”.

Il sindaco di Verona e segretario di Fare Flavio Tosi, inoltre, in una nota riportata da Ascanews ha dichiarato: “E’ scandaloso che in Rai, e quindi nel servizio pubblico che lo Stato impone di pagare ai cittadini, vi siano giornalisti inattivi, anche se non per colpa loro, ma comunque retribuiti profumatamente da dieci anni. Ed è ancora più scandaloso che gli italiani, alla luce di una recente sentenza della corte di Cassazione, debbano accollarsi pure le spese per risarcire con 170 mila euro (più interessi e rivalutazione) un dipendente nominato in un ruolo apicale e, dal 2002 al 2012, mai effettivamente utilizzato per quella mansione. I 170 mila euro, figli del ‘comportamento aziendale che prima ha attribuito una data qualifica e specifiche mansioni al fine di evitare un contenzioso’, li sborsino di tasca propria quei dirigenti che hanno deciso di promuovere il giornalista senza poi
fargli fare nulla. Che colpa ne hanno i poveri cittadini?”.

Il sindaco di Verona Flavio Tosi (Foto: Olycom)