11 novembre 2015 | 18:35

Giornalisti, editori, edicolanti: il futuro del giornalismo raccontato dai protagonisti dell’editoria. Serve più qualità e un’evoluzione verso il digitale. Senza abbandonare la carta stampata

di Michela Rovelli – Dalla nascita di un giornale fino alla sua distribuzione. Tutti i protagonisti della filiera della carta stampata si sono dati appuntamento al convegno organizzato dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia, nell’aula magna dell’università statale di Milano l’11 novembre, per parlare del futuro dell’informazione nell’era digitale. Pubblicità e crisi delle vendite, qualità e credibilità: i temi toccati durante il dibattito – moderato dal vice direttore del Corriere della Sera Venanzio Postiglione – sono stati tanti. Ognuno dei numerosi ospiti ha provato a dare un’interpretazione di questa epoca di cambiamento, per provare a spiegare come l’editoria possa trasformarsi e recuperare quei lettori persi negli ultimi otto anni.

Gli ospiti del convegno organizzato dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia all’università statale di Milano,‘La filiera e il ruolo della carta stampata nell’era del web’

“La qualità del giornalismo è il fulcro da cui partire” dice Sergio Splendore, ricercatore del dipartimento di studi sociale e politici dell’università statale meneghina. Ha presentato una ricerca dove il giornalismo italiano veniva confrontato con quello di altri tredici Paesi, tutti europei, oltre a due casi provenienti dal mondo arabo, Giordania e Tunisia. Le pressioni politiche si sentono nelle redazioni italiane più che in qualunque altro stato preso in considerazione, così come l’influenza della linea editoriale. Non è la deontologia che guida la stesura degli articoli nella nostra penisola, ma le richieste dei proprietari delle testate giornalistiche.

Serve una vera riforma dell’editoria, secondo il presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia, Gabriele Dossena. Per evitare che il numero dei pubblicisti continui ad aumentare, a scapito di quello dei professionisti. Perché la qualità di ciò che si scrive deve essere il punto da cui ripartire. Si discute anche di pubblicità al convegno, grazie ai dati portati da Alberto Del Sasso, presidente di Nielsen Italia. Sempre meno gli investimenti sulla carta, mentre aumentano quelli sul web, ma non abbastanza per compensare le perdite.

I dati sugli investimenti pubblicitari in Italia presentati da Nielsen (foto da Twitter)

Le critiche arrivano da Armando Abbiati, presidente del sindacato nazionale autonomo giornalai. Si rivolge agli editori, che si preoccupano di far fruttare il web piuttosto che tutelare la categoria. Si rivolge anche ai distributori, che non propongono idee innovative per aumentare le vendite dei giornali. Come hanno fatto gli edicolanti, che presentano la loro iniziativa ‘leggi & vendi’, che ha lo scopo di riportare i consumatori in edicola, promettendo un rimborso del 50% del prezzo d’acquisto di una rivista o un quotidiano, se lo restituiscono.
Così da poterlo rivendere due volte. Non è d’accordo sull’efficacia della proposta Fabrizio Carotti, direttore generale della Fieg, che ha contestato per la poca chiarezza dei metodi e degli scopi dietro a ‘leggi & vendi’. Presenta dati per lanciare un messaggio di speranza verso il futuro del settore. La fedeltà dei lettori è, secondo lui, confermata: quasi 46 milioni leggono i giornali, su carta o su web. I numeri – continua – non fanno pensare a un’estinzione del bisogno d’informazione. Piuttosto a un’evoluzione dell’editoria. Cambiano le piattaforme, ma non il ruolo dei giornalisti.

I dati Nielsen sull’andamento degli investimenti pubblicitari sulla stampa negli ultimi 15 anni (foto da Twitter)

Interviene anche Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it, ricordando che – oltre alla crisi economica del settore editoriale – non bisogna dimenticare il calo della credibilità dei giornalisti. Colpa degli editori, a suo parere, che sfruttavano i quotidiani per interessi diversi dalla distribuzione dell’informazione: i rapporti con il potere politico e l’aumento dei guadagni delle proprie aziende private. Si contava sulla pubblicità, fino alla crisi economica che ha portato a un taglio degli investimenti. Gomez propone soluzioni come giornali di un taglio più basso, con meno pagine, ma più ricchi: le persone vogliono leggere ciò che ancora non sanno. E sul mondo digitale serve collaborazione, tra redazioni web e che ancora si dedicano alla carta. Servono nuove vie di guadagno, imitando ciò che succede all’estero: paywall e abbonamenti. Secondo il direttore, solo i grandi giornali possono permettersi questo cambiamento e concorda Venanzio Postiglione, che racconta come il Corriere della Sera stia lavorando all’introduzione di un sistema a pagamento che partirebbe dopo il ventesimo articolo letto in un mese. Ma poi passa a difendere il ruolo, ancora importantissimo, dei quotidiani tradizionali, citando l’esperimento de La Lettura, che raggiunge una tiratura di 100.000 copie: “È l’esempio di come ha ancora senso fare del giornalismo di qualità sulla carta”.