12 novembre 2015 | 14:55

Crescono del 18% le richieste dei governi mondiali a Facebook per avere informazioni sui profili degli utenti. In testa gli Stati Uniti, con più di 25mila domande. Sesto posto per l’Italia

Crescono le richieste inviate a Facebook dai governi mondiali per ottenere informazioni sugli utenti, che nel primo semestre 2015 sono cresciute del 18%, passando dal circa 35mila del secondo semestre 2014, alle 41.214 attuali.

Il dato, come si legge sull’agenzia Ansa, emerge dal nuovo rapporto semestrale della società sulla trasparenza, in cui si riporta un boom delle richieste per bloccare contenuti che violano leggi locali: +118%, a quota 20.568.

Mark Zuckerberg (foto Olycom)

Secondo il report, la maggior parte delle domande per avere informazioni sugli utenti, dall’indirizzo IP ai contenuti pubblicati, arrivano dagli Stati Uniti, che ne hanno avanzate 26.579 contro le 21.731 dei sei mesi precedenti, e sono stati accontentati nell’80% dei casi. L’Italia ha presentato 1.816 richieste, una quarantina in più rispetto alle 1.774 nel periodo precedente, relative a quasi 3mila utenti, richieste esaudite in poco meno della metà dei casi.

Sul fronte della restrizione dei contenuti, che rende inaccessibili alcuni post nei Paesi in cui violano leggi locali, in prima fila c’è l’India, che ha triplicato le richieste con oltre 15mila contenuti giudicati proibiti perché antireligiosi o perché incitano all’odio. L’Italia non avanzato alcuna richiesta.

In tempi di dibattito acceso sulla privacy e la sorveglianza da parte dei governi, innescato dal Datagate, Facebook non è l’unica compagnia hi-tech a informare gli utenti sulle richieste degli Stati. Report sono pubblicati anche da Twitter – che nel primo semestre ha ricevuto 4.363 richieste di informazioni contro le 2.871 dei sei mesi precedenti – Google, Apple, Microsoft, LinkedIn e Yahoo.