16 novembre 2015 | 10:48

Minzolini condannato a 2 anni e mezzo. Lui, fuori dal Senato: “Adesso devo preoccuparmi di come tirare avanti”

Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1, è stato condannato in via definitiva a 2 anni e mezzo di carcere per i 65 mila euro spesi con la carta di credito della Rai (anche se, in ritardo, restituiti tutti). La pena, se tutto dovesse andar bene, sarà scontata ai servizi sociali; altrimenti verrà spesa al chiuso in casa o, nella peggiore delle ipotesi, dietro le sbarre.
Per effetto della legge Severino, inoltre, verrà espulso dal Senato e, di conseguenza, non percepirà più quell’indennità parlamentare di cui godeva dal 2013. Come si legge su Lastampa.it sarà allontanato dalla Rai, dov’era in aspettativa, anche come conseguenza dell’interdizione dai pubblici uffici comminata in appello.
Così, a 57 anni, di cui 35 passati a raccontare da giornalista gli intrighi di palazzo, si ritroverà sul lastrico, senza nemmeno un soldo da parte, e con un’altra inchiesta penale a carico, per aver declassato di ruolo una collega quando dirigeva il Tg1 (abuso d’ufficio è l’ipotesi di reato).

Augusto Minzolini (foto Olycom)

Augusto Minzolini (foto Olycom)

A chi gli domanda che cosa farà adesso, oltre a cercare di difendersi, lui risponde “francamente non lo so”. È “sotto a un treno, è allibito, incredulo”.  Aveva sperato che la Suprema corte gli desse ragione, come in fondo già era avvenuto nel primo grado di giudizio e davanti al giudice del lavoro, perché Minzolini tutto si sente fuorché un ladro: “Se una spesa aziendale non torna me la contesti, non che te la tieni lì 18 mesi in silenzio e poi fai scattare la denuncia”. E ancora: “Qualora avessi voluto rubare, non mi sarei comportato così”.
Ad esempio, spiega, non avrebbe avuto quell’incrollabile fiducia nella giustizia che gli suggeriva l’avvocato Franco Coppi, suo difensore. Così magari avrebbe contestato per tempo, non ieri mattina con un tweet, come del collegio di appello dove gli fu cancellata l’assoluzione facesse parte l’ex sottosegretario del governo Prodi nonché ex senatore dell’Ulivo, Giannicola Sinisi, tornato (la legge lo consente) nei ranghi della magistratura. Sentenza politica? “Non posso dire, ma so che politiche sono di sicuro le conseguenze della condanna, in quanto Forza Italia perderà un altro senatore”, e insomma la frana parlamentare del berlusconismo proseguirà inarrestabile.

A proposito: il Cavaliere, almeno lui, si è fatto vivo con una telefonata? “Sì, e poco fa ci siamo pure visti”, confessa Minzolini. Grande dispiacere, tanto affetto da parte di Berlusconi, il quale per dirla tutta non ha mai portato fortuna a chi si batte dalla sua parte. “Ma non è colpa sua”, lo difende incrollabile Augusto che lavorava alla ‘Stampa’ ed era il re del transatlantico, però poi ebbe la vanità di gridare la sua con il megafono dell’ammiraglia Rai, messo lì da Silvio, con quegli editoriali che ogni volta scatenavano un putiferio, e successivamente da senatore forzista irrequieto, molto indipendente anche dal capo.

Acqua passata, ormai. La politica è dietro le spalle, “adesso devo preoccuparmi di come tirare avanti”, confida, lui che ha sempre vissuto l’esistenza zingara, sregolata e un po’ sopra le righe dell’inviato. “Sono troppo giovane per andare in pensione. Mi cercherò da lavorare. L’unico mestiere che conosco è quello del cronista, spero di ricominciare di lì. Ma dopo la condanna sarà dura, già me l’immagino”.