16 novembre 2015 | 18:29

Gianluigi Nuzzi non si presenterà in Vaticano per l’interrogatorio con il pubblico ministero del Papa e scrive: “Per loro chi fa cronaca è punibile. Hanno un codice di procedura penale fermo al 1913″

Il giornalista Gianluigi Nuzzi non si presenterà all’interrogatorio con il promotore di giustizia della Città del Vaticano, Gianpiero Milano, previsto per domani mattina, martedì 17 novembre, alle 10:30. Il pubblico ministero del Papa ha convocato l’autore del libro Via Crucis venerdì scorso, ma Nuzzi ha fatto sapere con un messaggio sul suo blog che ha deciso di non presentarsi.

“Non mi presento in Vaticano #noinquisizione” è il titolo del post di Nuzzi, che spiega: “In Vaticano non è prevista la “non punibilità” che deriva dall’esercizio di un diritto come in Italia. Né è riconosciuta la possibilità di manifestare liberamente il pensiero come sancisce espressamente l’articolo 21 della nostra Costituzione. Per loro chi fa cronaca è punibile”. E aggiunge: “Non essendoci, perciò, reciprocità tra il nostro ordinamento e il loro manca quella tutela che le nostre leggi, oltre che la Convenzione europea, garantiscono al giornalista”.

Proseguendo nell’esposizione delle motivazioni per cui ha deciso di non presentarsi, Nuzzi scrive: “Non mi presento in uno Stato in cui il codice di procedura penale è più o meno fermo al 1913 quindi al tempo del re ed applica il Codice penale Zanardelli, in vigore in Italia fino al 1930. Non mi presento in uno Stato che nemmeno mi contesta il reato per il quale sono indagato, non mi dice come e quando lo avrei commesso, eventualmente con chi, come al contrario, prevede il nostro codice quando la magistratura intende interrogare qualcuno. Non mi presento in uno Stato dove negli ultimi anni il 75% delle persone detenute è stata tratta in arresto per aver passato delle notizie vere a giornalisti che le hanno divulgate”.

Il motivo per cui Nuzzi, insieme a Emiliano Fittipaldi, autore del libro Avarizia, è stato convocato in Vaticano lo aveva reso noto mercoledì 11 novembre Padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Lo aveva fatto con una dichiarazione resa ai giornalisti in cui spiegava che, nell’ambito dell’attività istruttoria connesa all’arresto di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e di Francesca Chaouqui (poi subito rilasciata), che in passato erano stati rispettivamente segretario e membro della Cosea (la Commissione referente di studio e indirizzo sull’Organizzazione delle Strutture Economico-Amministrative della Santa Sede, istituita dal Papa nel luglio 2013 e successivamente sciolta dopo il compimento del suo mandato), “la Magistratura ha acquisito elementi di evidenza del fatto del concorso nel reato di divulgazione di notizie e documenti riservati da parte dei due giornalisti, che a questo titolo sono ora indagati”.

Gianluigi Nuzzi (foto Olycom)

Gianluigi Nuzzi (foto Olycom)