20 novembre 2015 | 10:09

I fondi di Telecom si oppongono all’entrata di quattro soci Vivendi nel cda

I fondi di Telecom Italia passano all’attacco: l’ingresso di 4 rappresentanti di Vivendi nel Consiglio di amministrazione della compagnia telefonica, infatti, rischia di dare ai francesi “un’influenza ancora maggiore” rispetto a quanto meriterebbe il loro 20% del capitale.Tanto più “senza aver lanciato un’offerta pubblica di acquisto”.

Alla vigilia del cda di Telecom Italia che oggi integrerà (…) l’ordine del giorno dell’assemblea del 15 dicembre (originariamente convocata per la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie), il Comitato dei gestori di Assogestioni con una lettera esprime al cda le sue preoccupazioni (…). La domanda di allargare il consiglio da 13 a 17 membri, con 4 candidati transalpini, “solleva alcune criticità”, scrive il presidente del comitato, Marco Vicinanza. Come si legge su ‘La Stampa’ verrebbe a determinare “una diluizione nell’ambito del cda della rappresentanza dei consiglieri indipendenti espressi” dai fondi e nel contempo si avrebbe “la presenza nel consiglio di tre figure apicali, con ruoli esecutivi, del gruppo Vivendi”: l’ad Arnaud de Puyfontaine, il direttore operativo Stephane Roussel e il direttore finanziario Hervé Philippe. I quali “si aggiungerebbero all’altro componente del consiglio di sorveglianza di Vivendi, già presente”, ossia Tarak Ben Ammar.

(…) Nella missiva si richiamano le dichiarazioni fatte dall’ad Marco Patuano e dai soci della dissolta Telco “in merito al fatto che il nuovo board sarebbe stato composto senza alcun rappresentante dei soci rilevanti”. Per questo i fondi presentarono una lista di soli tre candidati anche se avrebbero potuto ottenere la maggioranza “fiduciosi che le rassicurazioni in tal senso sarebbero state mantenute”. Difficile dire se i fondi (…) possano ancora avere una maggioranza assembleare (visto che il 15% è finito in mano a Niel e Jp Morgan ha in mano il 5% del convertendo di Telefonica) tale da impensierire Vivendi. Va però registrato che oltre ai fondi italiani (che
hanno meno del 2%) anche alcuni esteri di peso hanno firmato la lettera: da Apg Am a Fil Investments, da Jp Morgan Am a Legal & General a Standard Life. Tutti esprimono “le loro preoccupazioni per il futuro assetto” del cda nonché per “la mancanza di chiara informativa circa le intenzioni e gli obiettivi sottesi all’iniziativa di Vivendi”. Di qui la richiesta la cda di una “valutazione” sulla “necessità” dell’integrazione, sull’opportunità di accogliere gli esponenti di Vivendi, senza peraltro un divieto di concorrenza.

Vincent Bollore' (foto Olycom)

Vincent Bolloré, primo azionista di Vivendi (foto Olycom)