24 novembre 2015 | 11:19

Elisabetta Sgarbi racconta al ‘Corriere’ il varo della ‘Nave di Teseo’: non penso che la Mondadori limiti le libertà, ma la concentrazione del mercato non è sana e mette a rischio il plularismo

“Lascio la direzione della Bompiani in un momento di particolare ricchezza di voci, nella stagione del Premio Nobel a Svetlana Alexievich. Ma non sarei onesta se dicessi che questa mia uscita non dipende dalla cessione dei marchi Rcs alla Mondadori”. Così Elisabetta Sgarbi ha spiegato al ‘Corriere della Sera’, in un’intervista pubblicata oggi sul quotidiano, la sua decisione di lasciare, dopo 25 anni la Bompiani - dove ricopriva il ruolo di direttore editoriale, ora assunto ad interim da Massimo Turchetta – e annunciare il varo della nuova casa editrice ‘La nave di Teseo’. Un divorzio atteso, sul quale le voci si rincorrevano da tempo, ancora prima della chiusura dell’accordo tra Rcs Libri e Mondadori, lo scorso ottobre, accordo che comunque, spiega il quotidiano, non viene messo in discussione dall’uscita della Sgarbi.

Elisabetta Sgarbi (foto Olycom)

“Non ho nulla contro la Mondadori. Non serbo motivi di attrito con la proprietà e men che memo con il management. Credo però che questa acquisizione non sia un’iniziativa solo commerciale, ma qualcosa di molto più importante. Alcuni editori non hanno una posizione precisa sul fatto di entrare in un grande gruppo. Io sì e sarebbe lo stesso se, come dice Umberto Eco, al posto di Berlusconi ci fosse Nichi Vendola”.

Non è una battaglia ideologica, specifica l’ex direttore editoria Bompiani, secondo la quale la concentrazione di una fetta di mercato non è “sana”. “Il mondo dei libri è sacro, in esso deve regnare la pluralità, cioè non si devono creare le condizioni per una concentrazione. Non penso che la Mondadori limiti le libertà professionali o autoriali, ma ritengo che una proprietà che concentri il 35 o il 38% del mercato, in un Paese come l’Italia, crei le condizioni perché la pluralità sia a rischio”.

Con la Sgarbi ci saranno anche Umberto Eco, Mario Andreose, Eugenio Lio, Anna Maria Lorusso, Edoardo Nesi, Sandro Veronesi, Furio Colombo, Sergio Claudio Perroni. Tra gli autori hanno aderito Tahar Ben Jelloun, Pietrangelo Buttafuoco, Mauro Covacich, Michael Cunningham, Viola di Grado, Hanif Kureishi, Nuccio Ordine, Carmen Pellegrino, Lidia Ravera, Vittorio Sgarbi, Susanna Tamaro.

“Pensiamo di iniziare a lavorare da gennaio in modo da proporre i primi titoli a fine aprile ed essere presenti al Salone di Torino”, ha detto la Sgarbi, specificando come l’obiettivo sia di proporre una cinquantina di volumi nel 2016: 25 novità e 25 di catalogo perché alcuni autori, come Eco, hanno contratti che sono scaduti e non sono stati rinnovati.

Tra gli investitori ci sono imprenditori e rappresentanti della società civile, come Guido Maria Brera,mentre la partecipazione di Jean Claude e Nicky Fasquelle è a titolo personale. “La nave di Teseo sarà un marchio italiano, completamente indipendente, che pubblicherà narrativa, saggistica e poesia, italiane e straniere. La sede sarà in via Jacini a Milano, nei locali messi a disposizione per tre anni dal finanziere Francesco Micheli”

Il nome del nuovo marchio, continua il quotidiano, lo si deve a Umberto Eco, che si sarebbe ispirato a un passo delle Vite parallele di Plutarco: “Parlando del vascello di Teseo, racconta la Sgarbi, dice che gli ateniesi asportavano i vecchi pezzi via via che si deterioravano, sostituendoli con quelli nuovi finché non rimase niente della nave originaria e non si poteva capire se si trattasse sempre dello stesso vascello o fosse un vascello differente”. “Insomma, conclude, “la volontà è creare una realtà che possa assomigliare alla Bompiani, con lo stesso spirito, ma che sia anche un’altra cosa”.

Al momento da Segrate nessun commento ufficiale ma, scrive il giornale, “si prende atto con dispiacere della decisione di non cogliere la sfida proposta dal gruppo, in un settore dove la frammentazione degli operatori accentua la fragilità del mercato”.