24 novembre 2015 | 16:53

Fittipaldi alla prima udienza del processo Vatileaks 2: accusato per aver pubblicato delle notizie. Nuzzi: non siamo martir, ma ci sono dei principi che vanno difesi

E’ iniziato questa mattina il processo Vatileaks 2, nel quale figurano imputati tra gli altri anche i giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi. Secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, durante la prima udienza, durata poco più di un’ora, Fittipaldi ha preso la parola sottolineando come il decreto di citazione notificato dalle autorità non gli consenta di difendersi adeguatamente, non contenendo “la benché minima descrizione del fatto che mi viene addebitato”. L’imputazione, infatti, ruota attorno “all’acquisizione e divulgazione di documenti e notizie riservate, ma non si dice affatto quali siano questi documenti, o quali siano queste notizie”, una condizione di indeterminatezza del tutto “inaccettabile, perché pone l’imputato nella condizione di non sapere da cosa doversi difendere, e la Pubblica accusa di poter in ogni momento estendere il riferimento della incriminazione ad uno qualunque dei documenti o delle notizie contenute nel mio libro”.

Emiliano Fittipaldi

“Sono dunque comparso per formulare queste eccezioni e di ciò chiedo che sia dato atto a verbale”. “Ritengo di dover esprimere la mia incredulità nel trovarmi ad essere imputato di fronte a una Autorità giudiziaria diversa da quella del mio Paese, pur avendo scritto e pubblicato in Italia il libro per il quale si pretende qui di incriminarmi”. “Nel mio Paese d’altronde la condotta che qui mi addebitate non sarebbe penalmente perseguibile, non essendomi contestato in alcun modo di aver pubblicato notizie false o diffamatorie, ma semplicemente di aver pubblicato notizie: attività protetta e garantita dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, ha concluso.

Durante una pausa della prima udienza, l’altro giornalista imputato, Nuzzi, ha detto:”Noi non siamo dei martiri, siamo solo cronisti ma ci sono dei principi che vanno difesi. Si può criticare, apprezzare, anche biasimare ma poi c’è un altro piano che è quello della tutela dei diritti dell’informazione”.