01 dicembre 2015 | 17:27

Oscar di bilancio 2015: nell’era dei social network anche la responsabilità sociale d’impresa è un’occasione per fare storytelling

di Matteo Rigamonti – Nell’era dei social network e della responsabilità sociale d’impresa, il bilancio integrato è un’opportunità di comunicazione e storytelling per le imprese e non solo un adempimento di carattere burocratico di natura finanziaria. Di questo e molto altro ancora si è parlato in occasione degli Oscar di Bilancio 2015, organizzati dalla Federazione relazioni pubbliche italiana (Ferpi), che hanno avuto per tema “Investire nel valore formativo: la sfida strategica delle imprese del futuro”.

Da sinistra: Alberto Bartoli, amministratore delegato di Sabaf, Silvio De Girolamo, Group Chief Internal Audit & Csr Officer di Autogrill, Chiara Mio, presidente di Banca Popolare FriulAdria, Alessandro Plateroti, vicedirettore Sole24Ore, Massimo Romano, Head of Group Integrated Reporting & Cfo Hub del Gruppo Generali,

A testimoniare l’esperienza diretta delle imprese sono intervenuti Silvio De Girolamo, Group Chief Internal Audit & Csr Officer di Autogrill, Massimo Romano, Head of Group Integrated Reporting & Cfo Hub del Gruppo Generali, e Alberto Bartoli, Amministratore delegato di Sabaf. “L’attività di reporting si sta affermando sempre più come strumento di innovazione e non solo di rendicontazione”, ha esordito De Girolamo, “ed è per questo motivo che Autogrill sta valutando modelli di rendicontazione integrati che evidenzino il legame tra strategia e performance economico-finanziarie, sociali e ambientali”. “Il report integrato – ha ribadito Romano -, che è una relazione sulla gestione 2.0, racconta la storia di Generali, il nostro processo di creazione di valore e ci aiuta a comunicare la nostra strategia permettendoci di raggiungere un pubblico molto vasto, che va dagli azionisti e analisti a persone semplicemente interessate della nostra società”. Un “trend in continua crescita”, ha ricordato Bartoli, “anche se fino a 15 anni fa erano ben poche le aziende a livello internazionale disponibili a presentare, in totale trasparenza, le performance economiche, sociali e ambientali conseguite nel corso dell’anno”.

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Negli ultimi anni, tuttavia, grazie anche all’effetto volano esercitato dai social network, dalle infografiche e da tutte le opportunità di storytelling 2.0, ha spiegato Patrizia Rutigliano, presidente della Federazione relazioni pubbliche italiana (Ferpi), “la reportistica si è evoluta come strumento di comunicazione complessiva dei valori di cui un’azienda è portatrice, non solo quelli strettamente contabili, e il bilancio è diventato una ‘casa di vetro’ attraverso la quale osservare il funzionamento dell’impresa, la sua solidità e la sua capacità di creare valore”. Il tema della rendicontazione, dunque, secondo Rutigliano, “è divenuto sempre più cruciale per le società che intendono investire nel valore informativo di cui oggi ci troviamo a discutere”.

Un asset destinato a divenire sempre più strategico soprattutto per le grandi imprese con più di 500 dipendenti, quelle per le quali entrerà in vigore la nuova direttiva europea, la numero 2014/95/EU, che si applicherà a partire dall’anno fiscale 2017 e quindi con i bilanci 2018. È per queste imprese, infatti, che scatterà l’obbligo di integrare nel bilancio anche informazioni di carattere non finanziario sulle politiche, sui rischi e sui risultati riguardanti tematiche ambientali e sociali, legati al lavoro, al rispetto dei diritti umani, alla lotta alla corruzione e alla diversità nei consigli di amministrazione. Ma le ricadute potrebbero coinvolgere anche le pmi.

E se le preoccupazioni non mancano, sia per quanto riguarda eventuali e ulteriori costosi adempimenti burocratici sia per quanto concerne possibili lamentele da parte di quei sindacati che non vedono di buon occhio investimenti in comunicazione in un periodo in cui i tagli sono all’ordine del giorno in pressoché qualsiasi settore del fare impresa, è comunque doveroso considerare le “importanti leve competitive” che, secondo Andrea Sironi, presidente della Giuria Oscar di Bilancio, da tutte queste opportunità potrebbero derivare. Per esempio, in termini di selezione del personale, sono sempre di più i giovani che guardano con attenzione al tema della responsabilità sociale d’impresa come dirimente rispetto alle loro scelte di carriera. Anche il pubblico, attraverso la Rete, è sempre più avvezzo a modificare le scelte di consumo alla luce della responsabilità sociale d’impresa e delle informazioni, più o meno attendibili, che con sempre crescente facilità reperisce sul web.

Secondo Valérie Ledure, vicecapo Unità Accounting e Financial Reporting, direzione Capital and Companies della Commissione Europea, “la nuova direttiva contribuirà ad incrementare la coerenza e la comparabilità delle informazioni non finanziarie diffuse in Europa, fornendo informazioni utili e concise per le imprese, gli investitori e gli stakeholders in generale”. Nella speranza che la responsabilità sociale d’impresa possa, come auspicato da Annamaria Ferrari, segretario generale Oscar di Bilancio, contribuire al “progresso per la diffusione della cultura della sostenibilità”. A patto che, come ha messo in guardia, Chiara Mio, docente presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, i report parlino di “strategia, obiettivi futuri, rischio d’impresa” e cerchino di far capire “come l’impresa intende affrontare responsabilmente le sfide”.