02 dicembre 2015 | 17:00

Lo stile comunicativo di Papa Francesco secondo Monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede

di Matteo Rigamonti – Sarà pure venuto dalla fine del mondo, ma Papa Francesco in tema di comunicazione è decisamente al passo coi tempi, persino in linea con i trend comunicativi più in voga del momento, come lo storytelling. Lo ha spiegato, con tanto di esempi, Monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede e direttore del Centro Televisivo Vaticano (CTV), in occasione della presentazione del suo ultimo libro ‘Fedeltà e cambiamento. La svolta di Francesco raccontata da vicino’, avvenuta presso la Fondazione Corriere della Sera, cui hanno partecipato Aldo Grasso ed Enrico Mentana.

Da sinistra: Aldo Grasso, Enrico Mentana, Monsignor Dario Edoardo Viganò e Francesca Fialdini

“Se Papa Francesco fosse un personaggio del mondo laico”, ha esordito Mentana, “si direbbe che stia vivendo ancora la sua luna di miele con il mondo dell’informazione”. Un mondo, ha aggiunto, “che lo vive come una continua novità, ma che non lo ha ancora completamente messo a fuoco”:

Il prefetto della neonata Segreteria per la Comunicazione, che ha un sito e un blog personali, ha spiegato come Papa Bergoglio gradisca ricorrere alle immagini per argomentare i suoi messaggi. Come, per esempio, quelle recenti della pianta di banano e delle cotolette alla milanese:

“È lo storytelling – ha detto Monsignor Viganò – un racconto molto concreto che serve a far cogliere valori importanti; non è un insieme di doveri ciò a cui ci richiama Papa Francesco, ma sono delle storie, perché le storie rimangono nella memorria e dalla memoria tornano ad affioririe nel cuore e nella mente e questo ci consente di cambiare atteggiamento o perlomeno di pensarci”.

Ma Papa Francesco “non è un attore” ha rassicurato Viganò. Per esempio, quando celebra la Messa a Santa Marta “dà la Comunione solo ai 4 diaconi, senza distribuirla a tutti gli altri fedeli che assistono la messa”. E lo fa “per un motivo molto preciso: per evitare che quel momento sia inficiato dalla fotografia o dalle riprese televisive”:

Monsignor Viganò si è infine concesso un excursus professionale e autobiografico, raccontando come il Centro Televisivo Vaticano abbia ripreso l’extra omnes del conclave che ha portato all’elezione di Bergoglio. Ecco il momento in cui ha dettagliato come ha condotto la regia di quel delicato momento:

 E qui sotto la versione finale delle riprese dell’extra omnes: