03 dicembre 2015 | 18:40

“Una volta per tutte, con Rcs non è stata una fusione, ma un’acquisizione!”, dice Ernesto Mauri, al ‘Corriere’. E aggiunge: l’operazione ha stimolato il mercato

Il digitale ha stravolto il mercato dei periodici e Mondadori doveva spostare il core business.  Ernesto Mauri sintetizza così le motivazioni che hanno portato Mondadori all’acquisizione di Rcs Libri. Dalla situazione del mercato librario in Italia, all’indipendenza di marchi e autori, passando per la scelta di Elisabetta Sgarbi di lasciare Bompiani per fondare la sua ‘Nave di Teseo’, tanti i temi che l’ad del gruppo e presidente di Mondadori Libri ha affrontato nella lunga intervista pubblicata oggi sul ‘Corriere della Sera’, cominciando subito con una precisazione sul nome Mondazzoli: “Una volta per tutte: non c’è stata una fusione, ma un’acquisizione! I marchi restano quelli che sono. Autonomi, con la loro peculiarità. E il loro nome”.

Ernesto mauri (foto Olycom)

“Abbiamo studiato il mercato: Rcs Libri era in vendita. Conosciamo profondamente l’editoria libraria, ha un modello di business consolidato anche nella sua evoluzione, in cui l’impatto del digitale è chiaro e meno incerto rispetto ai periodici”, racconta Mauri che, alle accuse du aver monopolizzato il mercato risponde: “Cinque anni fa avevamo il 31%, con i libri di Rcs avremo il 35% del trade , il non scolastico. Non abbiamo compiuto aggressioni fino a oggi, non vedo perché dovremmo cominciare ora. Il problema è il mercato italiano: in decrescita, frammentato, di piccole dimensioni, 1,2 miliardi per il trade. È essenziale poter contare su una massa critica per essere competitivi, economicamente sani e assicurare un traino al settore”.

Sul tema particolarmente discusso dell’indipendenza di autori e sull’identità dei marchi l’ad di Mondadori ha assicurato: “Se un marchio perde specificità, quindi libertà, perde anche valore. Abbiamo tutto l’interesse a tutelare l’identità dei brand. Nel 1994 abbiamo acquisito Einaudi in una situazione economicamente disastrosa. Oggi è il fiore all’occhiello del gruppo: è rimasta se stessa e produce utili. E così Piemme e Sperling & Kupfer. Lo stesso criterio adotteremo, adesso, per i marchi di Rcs Libri”, sottolineando come “un’impresa sana può garantire autonomia e libertà proprio perché produce profitti. Nelle situazioni economicamente malsane avviene il contrario”. Immancabile il riferimento alla scelta di Elisabetta Sgarbi. Mauri ribadisce quanto aveva già detto Marina Berlusconi nella lettera pubblicata sul Foglio qualche giorno fa: “ha avuto le più ampie assicurazioni di piena e totale libertà per le future scelte, e grandi manifestazioni di stima, da Marina Berlusconi e da me, cioè dai vertici del gruppo. Ma cosa radicalmente diversa era la sua richiesta di acquistare Bompiani. Sarebbe stato assurdo rivenderla subito dopo l’acquisto. È stato legittimo rispondere di no”. “Non c’è un editore al mondo felice di perdere autori, ha continuato Mauri, ribadendo la sua convinzione che servirebbe una minor frammentazione del mercato, soprattutto per tutelare il merca anche davanti all’avanzata di editori stranieri, attratti proprio da “realtà frammentate e economicamente incerte”. “Comunque noto che l’acquisizione ha già stimolato il mercato: basti pensare a La Nave di Teseo, ad Adelphi, a Giunti che intende ampliare la varia”.

E sul rischio di un giudizio negativo dell’Antitrust ha concluso: “Naturalmente ci rimetteremo alle eventuali indicazioni dell’Autorità, ma non mi aspetto misure restrittive del mercato, che lo indebolirebbero, ma favorevoli. Con l’acquisizione di Rcs Libri restiamo sotto la soglia del 35% dei libri trade . Un fatturato più importante riduce i costi fissi e consente di investire di più sui libri, a vantaggio di tutta la filiera: gli autori, cui viene garantita uguale pluralità; la distribuzione, dove esistono operatori più grandi di noi; i librai, perché potranno contare su un editore forte che spingerà ancora di più il mercato”.