TLC

03 dicembre 2015 | 10:15

Braccio di ferro tra i fondi e Vivendi per Telecom Italia: con l’allargamento del Cda, troppo peso alla compagnia francese

(ANSA) I grandi fondi italiani ed esteri che negli ultimi anni hanno dato a Telecom un’anima da public company e Vivendi, partner industriale e socio di riferimento con il 20%, sono finiti ai ferri corti. L’esito della battaglia si avrà solo in assemblea, il 15 dicembre, quando si passerà alla conta dei voti. In questo clima di tensione la speculazione non si occupa solo di governance, ma immagina nuove mosse nel risiko delle tlc e un portavoce di Orange deve, nuovamente, smentire fusioni in vista. “Non ci sono discussioni con Telecom Italia e nessun progetto di fusione”, riferiscono da Parigi rispondendo alle indiscrezioni di stampa seguite alla notizia che l’operatore francese, con i suoi consulenti, sta esplorando opzioni per l’espansione in Europa. Tornando all’atteso appuntamento del 15 dicembre e all’agenda di quella giornata, Assogestioni è stata la prima a dire no alla proposta di allargare il cda da 13 a 17 componenti solo per far entrare i 4 rappresentanti del socio francese. Tutto fa credere che le si coaguleranno intorno anche gli altri investitori istituzionali.

I proxy advisor hanno mandato ai loro clienti una descrizione dello stato dell’arte e le conseguenti indicazioni di voto, sia Iss che Fortis e ultima Glasslewis appoggiano l’operazione di conversione delle azioni di risparmio mentre hanno risolutamente preso posizione contro le proposte di Vivendi. Ultimo il proxy californiano che evidenzia anche la posizione anomala di Tarak Ben Ammar, già in cda Telecom e di recente nominato nel supervisory board di Vivendi. Con lui la rappresentanza dei francesi in cda sarebbe al 23% in considerazione di una quota azionaria.

L’imprenditore francese, si è costruito, rapidamente a fine ottobre, una posizione nel capitale di Telecom pari al 15,14% in posizioni lunghe (opzioni europee esercitabili solo alla scadenza), con un primo pacchetto del 4,9% che non si potrà trasformare in azioni prima di giugno 2016. La record date, il termine per registrare le azioni da portare in assemblea è giovedì 4, questo significa che per averle disponibili devono essere state acquistate già martedì. Ma le banche che le hanno in deposito non sono tenute a comunicarlo fino alla vigilia dell’assemblea e nessuno vuol scoprire le proprie carte. L’esperienza poi insegna che i giochi restano aperti fino al momento della conta dei voti. Durante l’assemblea di aprile 2014 per il rinnovo del cda infatti la lista di Telco, allora socio di maggioranza, andò sotto 45,5% a 50,28% scontrandosi con quella presentata da Assogestioni. Davide aveva di fatto sconfitto Golia. E anche questa volta e può essere dato per scontato. “Non ci sono discussioni con Telecom Italia e nessun progetto di fusione”. Un portavoce di Orange smentisce a Bloomberg le indiscrezioni di stampa seguite alla notizia che l’operatore francese, con i suoi consulenti, sta esplorando opzioni per l’espansione in Europa. (ANSA, 2 dicembre 2015)