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05 dicembre 2015 | 9:41

Verdelli, la prima mossa della nuova Rai

Antonio Campo Dall’Orto sceglie un professionista di calibro come Carlo Verdelli per ridisegnare l’intera informazione del servizio pubblico, dai tg ai talk alle softnews. Finiscono in soffitta, con l’accordo del Cda, il piano di Gubitosi, la newsroom e gli esuberi

La prima mossa è fatta. E ha un nome e una reputazione giornalistica di vaglia: Antonio Campo Dall’Orto porta in Rai Carlo Verdelli, affidandogli il ruolo di direttore editoriale e il potere, forte e inedito nella storia aziendale, di ridisegnare l’informazione del servizio pubblico. Dopo tre mesi di stasi, la “macchina nuova” di cui Campo Dall’Orto ha delineato i connotati nell’intervista di fine novembre al Corriere della Sera inizia a prendere forma. Oltre a Verdelli, il cui arrivo segna l’archiviazione del piano Gubitosi e in specie dell’idea della newsroom che tanti mal di pancia andava provocando in azienda, a dicembre entra in Rai come responsabile della strategia del digitale non lineare (atttività sul web, mobile, social network ott e tivù connesse) Gian Paolo Tagliavia, manager con il quale ha condiviso anni di lavoro tra Mtv, La7 e TI Media. E accanto a questo si profila in azienda una direzione creativa, una figura di stilista progettista del prodotto Rai di cui però manca ancora il nome.

I ‘superpoteri’ affidati a Verdelli sono la vera novità: all’epoca della prima Repubblica quando Biagio Agnes era direttore generale, Emilio Rossi aveva ricoperto la carica di vice direttore generale. Il suo ruolo era stato però vissuto come quello di un controllore ed esercitato con difficoltà, visti i vincoli del contratto giornalistico che dà piena autonomia editoriale ai direttori dei telegiornali. Verdelli dovrà invece coordinare e ridisegnare tutta l’informazione Rai (compito finora svolto dalle figure non giornalistiche come il vice direttore generale Antonio Marano o come il direttore del palinsesto Marcello Ciannamea): e si intende qui non solo quella dei telegiornali ma anche l’informazione delle reti (talk, approfondimenti, e le softnews del mattino e del pomeriggio) in un’ottica di multipiattaforma.

È questo il succo della telefonata che Campo Dall’Orto ha fatto ai direttori dei tre telegiornali, anticipando loro ciò che ha poi portato in consiglio d’amministrazione, incassando il voto favorevole di tutti i componenti, eccezion fatta per il consigliere in quota centrodestra Arturo Diaconale. Insieme alla nomina di Verdelli, il Cda ha anche approvato quella di altri due dirigenti: a capo delle relazioni con i media arriva dal ministero della Giustizia Luigi Coldagelli (ritratto a pag. 30) che prende il posto di Fabrizio Casinelli, mentre l’avvocato Pierpaolo Cotone guiderà l’ufficio legale e societario della Rai. Il consigliere Franco Siddi è stato poi indicato come rappresentante Rai nel consiglio direttivo di Confindustria radio e televisione.
Cosa cambia, cosa resta del piano Gubitosi, quali le reazioni all’arrivo di Verdelli? Mentre i rumors danno gettonatissimo il nome di Gianni Riotta per la direzione di un tg, quello che è chiaro è ciò che viene definitivamente archiviato: non soltanto l’idea di Gubitosi della newsroom con annessi accorpamenti di tg, circa 300 esuberi e un risparmio di 80 milioni, ma proprio un metodo che parte dall’organizzazione invece che dall’informazione che si vuole produrre, nei tempi bui che i fatti di Parigi hanno chiaramente delineato e che costituiscono una gigantesca sfida per il servizio pubblico. Ed è esattamente questo che Campo Dall’Orto ha detto ai direttori, rassicurandoli sull’autonomia delle testate. Con Verdelli insomma la palla viene buttata più in là: prima il piano editoriale che passa anche per una specializzazione dei linguaggi e per la diversificazione del racconto informativo, poi i necessari passi organizzativi, eventuali tagli e nomine inclusi.

L’articolo  è sul mensile Prima Comunicazione n. 466 – Novembre 2015