10 dicembre 2015 | 10:00

La Rai ha bisogno di una legge che la sottragga definitivamente al controllo dei partiti. L’intervento di Vittorio Di Trapani al congresso Usigrai

“La Rai ha bisogno di una legge che la sottragga definitivamente al controllo dei partiti, dei governi e delle lobby. Il testo che sta per essere approvato in Parlamento non centra questo obiettivo. Questa legge rafforza il controllo dei partiti, e in particolare della maggioranza parlamentare, e consegna ancor più il servizio pubblico nelle mani del governo di turno. Il Parlamento è ancora in tempo. Fermatevi. Lasciate che l’attuale vertice governi. E intanto riprendete l’ambizione di una riforma complessiva del sistema radiotelevisivo”. Vittorio Di Trapani, segretario Usigrai, ha usato toni molto diretti nella sua relazione introduttiva del congresso del sindacato dei giornalisti Rai a Galzignano Terme in programma dal 9 al 12 dicembre.

Vittorio di trapani, segretario Usigra (foto Europaquotidiano.it)

Durante il suo intervento, secondo quanto riporta l’agenza Ansa, Di Trapani si è soffermato in modo particolare sulla necessità per il servizio pubblico di avere delle risorse certe, di “lunga durata” e non subordinato alle decisioni delle diverse maggiornaze: “Per essere libero il servizio pubblico deve avere finanziamenti certi e di lunga durata. E il rubinetto che apre e chiude i finanziamenti non può essere nelle mani del governo e della maggioranza di turno che anno per anno decidono della tua sorte. Anche in questo caso, la riforma in discussione in Parlamento va in tutt’altra direzione”. Altrettanto duro il giudizio sulla decisione di inserire il canone in bolletta che, secondo il sindacato non è la via giusta per raggiungere lo scopo: “Si sta raccontando ai cittadini che avranno una bolletta elettrica più pesante per colpa della Rai – ha proseguito -. Dovremo iniziare a spiegare con più forza che è falso. Se la legge passa così com’è, nelle casse della Rai non entrerà neanche un euro dei soldi recuperati dall’evasione. Con una pericolosissima mossa a tenaglia da una parte si incrina ancora di più l’immagine della Rai presso i cittadini, dall’altra si tagliano le gambe a qualunque possibilità per la Rai di investire e fare innovazione. Cosa per alcuni versi più grave, si fa fare al bilancio della Rai un passo dentro il bilancio dello stato. Insomma, il primo passo verso la fiscalità generale”.

Oltre al dg Rai Antonio Campo Dall’Orto, sono intervenuti anche il consigliere Rai Franco Siddi e il segretario dell’Fnsi Raffaele Lorusso. “Ci sono dei fatti significativi che vanno sottolineati. La volontà di affrontare tutte le sfide del cambiamento. L’idea di una Rai presente su tutte le piattaforme, con un ruolo rilevante per l’informazione, intesa non solo per i tg. La volontà di ancorare qualsiasi cambiamento alla definizione di missione del servizio pubblico e alle ricchezze del pluralismo che devono riflettersi su tutta l’offerta, anche nella diversificazione delle reti”, ha detto Siddi, sottolineando come “il fatto che per l’informazione si riparta da contenuti e prodotto, come spiegato dal dg e richiesto dal sindacato, è un punto di riferimento per qualsiasi confronto futuro. Rinnovo della concessione, contratto di servizio e l’appuntamento della primavera per il nuovo piano industriale sono aspetti impegnativi di una sfida che non può essere a breve termine, ma che non trascura l’esigenza di indicare direzione di marcia e scadenze di un processo con un orizzonte vasto”.

“Sul rinnovo del contratto nazionale gli editori si sono avvalsi della disdetta. E’ una sfida importante, ma non può essere portata avanti con battaglie di retroguardia. Riteniamo di essere in grado di affrontare la partita e di chiuderla dignitosamente. Gli editori chiedono di mettere mano a istituti che hanno un’incidenza economica. Di fronte a questa richiesta non alziamo barricate, ma facciamo una controproposta. Abbiamo a cuore il futuro della professione, siamo pronti a cambiare, a patto che si parta dall’esigenza dell’occupazione”ha invece detto Raffaele Lorusso. “Per questo diremo no a chi all’interno sogna battaglie di retroguardia. Qualcuno già le sta combattendo, ma fa il Don Chisciotte, perché guarda a un mondo che non esiste più. Dobbiamo allargare il perimetro della professione, portare all’interno del contratto ad esempio i giornalisti che lavorano nelle reti Rai, guardare al mondo degli uffici stampa privati. Abbiamo bisogno di creare nuove figure professionali, immaginare un percorso diverso, anche mediano tra i più garantiti e le zero tutele. Costruire insieme dei percorsi di inclusione, perché senza occupazione non andiamo da nessuna parte”. “Lo si può fare in uno spirito di profonda solidarietà nella categoria. Occorre tenere insieme tutte le generazioni di giornalisti. Guardo con ilarità, se non con compassione, a chi parla di difesa ad oltranza dei diritti acquisiti. Ci devono far capire dove troviamo le risorse per garantire quei diritti, come lo si fa se non attraverso la base degli occupati. Lo scontro non è fra conservatori e riformisti, ma tra reazionari e riformasti. Senza tutela dei diritti non andiamo da nessuna parte ed anche i giovani hanno diritti”.

“Abbiamo necessità di profondi interventi di riforma da parte del governo. Abbiamo bisogno di risorse che non siamo spicci raccattati qua e là nelle pieghe del bilancio. Abbiamo immaginato ad esempio una forma di prelievo sulla pubblicità televisiva, per riequilibrare il mercato”, ha poi detto. Il segretario Fnsi, riporta Ansa, è poi intervenuto anche sulla legge 416: “Quella legge appartiene a un’altra era e va aggiornata. Noi ci siamo trovati di fronte a un esodo biblico, che ha portato fuori 1700 persone negli ultimi anni. Con questa legge è possibile far uscire un collega a 58 anni di età con 18 anni di contributi. Oggi se passasse la riforma dell’Inpgi, si potrebbe andare a casa sei anni prima dell’età pensionabile. E’ qualcosa che non sta più in piedi”. Secondo Lorusso “si dovrebbero legare le uscite all’obbligatorietà di nuove entrate. Cioè dare la possibilità di uscire in anticipo, obbligando però le aziende ad assumere. Poi occorre mettere mano alla legge ordinistica. L’accesso alla professione è diventata una barzelletta. Non è possibile accettare che abbiamo un’organizzazione professionale completamente avulsa dal mercato del lavoro”.