Editoria

10 dicembre 2015 | 16:10

II presidente Inpgi, Camporese: la riforma è inevitabile. Necessario ridefinire le tutele, sapendo che le risorse non cresceranno

(ANSA) “La riforma che abbiamo approvato e che ora è al vaglio dei ministeri vigilanti può subire critiche, ma sulla sua inevitabilità non ho alcun dubbio. E’ necessario riportare i conti in equilibrio”. Lo ha detto il presidente Inpgi, Andrea Camporese, al Congresso Usigrai, spiegando che “un collega assunto oggi, grazie a quella riforma, avrà una pensione superiore di quasi il 20% al netto di tutte le riforme e di tutti i tagli. Questo perché c’è un sistema secondo cui al crescere del reddito diminuisce il rendimento”. Camporese ha spiegato che l’Inpgi “ha due miliardi di patrimonio accantonato e non è fallito, anche se subisce una difficoltà di grande rilievo. Mentre il paese perdeva il 3,8% di occupazione, il giornalismo italiano perdeva tra il 18 e 19%. Negli ultimi sette anni il calo è stato sei volte superiore a quello del paese.

Andrea Camporese, presidente Inpgi (foto Olycom)

Andrea Camporese, presidente Inpgi (foto Olycom)

Sarebbero servite quattro leggi di stabilità solo per coprire quel buco. Abbiamo perso il 20% dell’occupazione, oltre 3 mila colleghi vengono attualmente assistiti. Un segnale positivo è dato dal fatto che negli ultimi mesi ci sono state 400 assunzioni grazie agli sgravi”.

“Nell’ultimo anno – ha proseguito Camporese – la crisi ha subito una coda violenta dovuta in parte agli stati di crisi sottoscritti, che sono stati oltre 500, con una preoccupante passività tra entrate e uscite di circa 100 milioni di euro”. Il presidente Inpgi ha rimarcato che con l’attuale legge sui prepensionamenti “un prepensionamento può costare anche 400 mila euro e ce ne sono stati 700″ e che “in otto anni di presidenza sono arrivati oltre 650 milioni di euro di utili da investimenti”. “Il tema del perimetro del giornalismo e del suo inquadramento è rilevante e deve essere messo al centro della trattativa sindacale – ha detto ancora -. Occorre ridefinire le tutele, sapendo che le risorse non cresceranno. Oggi le figure, cosiddette impure, sono considerate parte fondamentale del flusso informativo. Dobbiamo includere questi soggetti, garantendo tutele diverse”. (ANSA, 10 dicembre 2015)