11 dicembre 2015 | 18:01

Un libro edito dalla Fondazione Corriere della Sera racconta la Grande Guerra e il giornalismo tra narrazione del conflitto e propaganda (VIDEO)

Un libro sulla Grande Guerra e sul giornalismo tra narrazione del conflitto e propaganda come attività sistematica. E’ stato presentato ieri il volume ‘Narrare il conflitto. Propaganda e cultura nella Grande guerra’, edito dalla Fondazione Corriere della Sera, a cura di Stefano Lucchini e Alessandro Santagata. La presentazione è avvenuta a Roma presso la Biblioteca militare di Palazzo Esercito, alla presenza, oltre che degli autori, del presidente della Fondazione Corriere della Sera, Piergaetano Marchetti, del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, del capo di stato maggiore della Difesa, Claudio Graziano, del presidente di Rcs Libri, Paolo Mieli, e del direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana.

Da sinistra: il capo di stato maggiore della Difesa, Claudio Graziano, il presidente di Rcs Libri, Paolo Mieli e Alessandro Santagata

“È un libro importante che va letto”, ha esordito Mieli, “perché mette a tema una questione molto particolare come quella della proganda e del giornalismo che di questa propaganda si fece portarore, come nel caso del Corriere della Sera diretto da Luigi Albertini, grande amico del presidente del Consiglio, Antonio Salandra, che portò l’Italia in guerra, e grande nemico di Giovanni Giolitti”.

“Ci fu una parte del Paese”, ha confermato Pinotti, “una minoranza, che prese la leadership indirizzando l’opinione pubblica attraverso il principale quotidiano nazionale”. Ma “il comportamento interventista del Corriere non fu isolato”, ha precisato Lucchini, “tutti gli organi di informazione andavano in quella direzione e, con loro, anche i teatri e tutti i mezzi di comunicazione”.

“Con questo lavoro”, ha spiegato Santagata, “si cerca di dimostrare come il partito del Corriere della Sera ha giocato un ruolo decisivo prima nell’indirizzare il Paese verso la guerra, poi nel cercare di condizionarne l’andamento mobilitando gli animi attraverso la propaganda”.

“Il comportamento propagandistico del Corriere della Sera”, ha sottolineato Mieli, “fruttò un primato al quotidiano che, diretto da Albertini, aveva già pubblicato le poesie di D’Annunzio dicendo che la guerra sarebbe stata vinta in poco tempo. Oggi giudichiamo questa linea del quotidiano inappropriata. Pensiamo infatti che sarebbe stato meglio avere un comportamento piu’ sobrio e non enfatico, come invece fu”.

Sulla stessa linea l’intervento di Fontana, che ha detto: “È un libro in grandissima parte sul Corriere della Sera e devo dire che c’è un certo disagio a parlare di un pezzo di storia del nostro quotidiano che vorremmo fosse stato diverso”.

“Il libro è importante anche per rivedere e ridiscutere quello che fecero le Forze armate durante la Grande Guerra”, ha concluso il generale Graziano.

La pubblicazione si prefigge lo scopo, come è scritto nell’introduzione, di “riprendere alcuni fili della ricerca per portarli all’attenzione di un pubblico di non specialisti”.

“Fondazione Corriere della Sera ringrazia gli autori perché partendo dai bollettini di guerra hanno prodotto un libro sofisticato e impegnato”. Così il presidente della Fondazione Corriere della Sera Piergaetano Marchetti, che ha aggiunto: “Non è facile offrire al lettore un panorama così ampio dell’informazione e della propaganda in Italia durante la prima guerra mondiale”.