16 dicembre 2015 | 15:34

Con la morte di Licio Gelli scompare un protagonista delle pagine più oscure della storia d’Italia. A capo della P2 fu chiamato in causa anche per lo scandalo sul controllo del Corriere

Con la morte di Licio Gelli scompare uno dei protagonisti degli anni più bui della storia d’Italia. Così l’Agi, ripercorre, in una scheda, la figura dell’ex ‘venerabile’ che porta con sé nella tomba alcuni dei segreti più torbidi d’Italia, destinati, salvo colpi di scena, a restare tali.

A capo della loggia massonica P2 (Propaganda 2), sconfessata solo dopo lo scoppio dello scandalo dal Grande Oriente, spiega l’Agi, Gelli era riuscito a tessere una trama di relazioni internazionali e nazionali che ne hanno fatto a lungo il burattinaio occulto del Paese.

Licio Gelli

Licio Gelli (Foto: Olycom)

Nato a Pistoia il 21 aprile del 1919, Gelli aveva creato con la P2 nel corso degli anni ’70 un centro di potere di cui, si scoprì facevano parte alti vertici delle forze armate, dei servizi segreti, politici, imprenditori e giornalisti.

La P2 è stata chiamata in causa in tutti i più grandi scandali della storia d’Italia, dal tentato golpe del principe Borghese, il crack Sindona, il caso Calvi, il controllo del Corriere della Sera (Bruno Tassan Din, direttore generale della Rizzoli aveva la tessera 534).

Gelli fu condannato, tra l’altro, a 10 anni per depistaggio delle indagini della strage di Bologna del 1980.

Dopo essere stato detenuto in Svizzera e Francia, Gelli è vissuto a Castiglion Fibocchi, a nord di Arezzo, a Villa Wanda, sequestrata il 10 ottobre 2013 dalla Guardia di Finanza per frode fiscale (17 milioni di euro).

Dopo varie aste andate deserte la villa è stata affidata a Gelli come custode giudiziario.

Qui dal 2001 Gelli viveva in detenzione domiciliare dove ha scontato la pena di 12 anni per la bancarotta fraudolenta dell’Ambrosiano.

L’Italia, spiega l’Agi, scoprì l’esistenza di una sorta di Stato parallelo dentro e dietro quello ufficiale il 17 marzo 1981 quando gli allora giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito di un’inchiesta sul finto rapimento del finanziere Michele Sindona, fecero perquisire Villa Wanda e la fabbrica di sua proprietà – Giole – sempre a Castiglion Fibocchi, subito a nord di Arezzo.

Qui venne scoperta una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate e di ‘grand commis’ aderenti alla P2 resa pubblica dall’allora presidente del Consiglio Giovanni Spadolini il 21 maggio 1981.

La lista includeva 962 nomi tra cui anche l’intero gruppo dirigente dei servizi segreti italiani, 2 ministri (Gaetano Stammati e Paolo Foschi, entrambi Dc), 44 parlamentari, 12 generali dei Carabinieri, 5 della Guardia di Finanza, 22 dell’Esercito, 4 dell’Aeronautica e 8 ammiragli. Imprenditori come Silvio Berlusconi, giornalisti come Roberto Gervaso e Maurizio Costano e Vittorio Emanuele di Savoia.

Nel maggio del 1981 Gelli è già irreperibile. Scappò in Svizzera dove fu arrestato nel 1982 e rinchiuso nel carcere di Champ Dollon da cui, nel suo stile, misteriosamente riuscì a scappare, l’anno dopo, ad agosto del 1983.

Trovò rifugio in Sudamerica dove restò a lungo tra Venezuela e Argentina prima di costituirsi nel 1987, però sempre a Ginevra.

Solo nel febbraio del 1988 Gelli venne estradato in Italia, ma resta in carcere pochi giorni: ad aprile ottiene la libertà provvisoria per motivi di salute.

Licio Gelli è, ricorda l’Agi, stato condannato, tra l’altro, a 12 anni per il crack del Banco Ambrosiano di Calvi; calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola; calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna, vicenda per cui è stato condannato a 10 anni.

Nel corso della sua movimentata storia Gelli aveva coltivato buoni rapporti con i militari golpisti argentini che nel 1976 avevano deposto Isabelita Peron: il generale Roberto Eduardo Viola e l’ammiraglio Emilio Massera. Si è spesso parlato dei suoi legami con la Cia, mai provati, o quanto meno con personaggi legati indirettamente a Langley come lo storico conservatore Michael Ledeen. (AGI, 16 dicembre 2015)