21 dicembre 2015 | 18:30

Da gennaio paywall parziale per il Corriere della Sera. L’ad Cioli: i contenuti di qualità devono essere pagati. Tra gli altri punti, nessun altro taglio in programma per i periodici, salvo le testate di Sfera, e Gazzetta tv verso il web

Dopo l’approvazione da parte del Cda di Rcs MediaGroup, l’ad Laura Cioli ha pesentato alla comunità finanziaria il piano industriale 2016-2018 per il gruppo. La prima novità riguarda l’introduzione di un paywall parziale (metered paywall) per l’edizione online del ‘Corriere della Sera’ entro fine gennaio. “I contenuti ad alta qualità devono essere pagati”, ha detto Cioli. “È molto importante anche per l’Italia sperimentarlo, noi saremo i primi a farlo”. Per Rcs sarà importante, ha spiegato, per l’impatto sui ricavi, ma anche per fidelizzare e profilare i lettori.

Nella foto, da sinistra: Maurizio Costa, presidente di Rcs MediaGroup,  Laura Cioli, amministratore delegato, e Riccardo Taranto, direttore finanziario

“Il paywall per il Corriere della Sera online prevederà una certa quantità di notizie disponibili gratis e poi oltre un certo livello la possibilità di sottoscrivere, con contenuti specifici per chi sarà iscritto”. “Ci sarà un arricchimento di prodotto per chi andrà a sottoscrivere. L’offerta sarà disponibile in una serie di combinazioni. La formula andrà a prendere le best practice internazionali. Abbiamo cercato di ispirarci a quelle che hanno funzionato”. Il paywall non è previsto per la Gazzetta dello Sport, perchè, ha spiegato poi il direttore finanziario del gruppo Riccardo Taranto, “C’è un limite nelle persone che sono interessate” a pagare per i contenuti sportivi. Sempre secondo Taranto comunque nell’arco del piano Rcs 2016-2018 i sottoscrittori digitali del Corriere della Sera raddoppieranno, con Rcs che prevede di superare il 20% dei ricavi dal digitale alla fine del piano al 2018, dal 14% attuale. “Non abbiamo dato enfasi specifica ai numeri del digitale”, ha spiegato l’ad Laura Cioli . “Riteniamo che il digitale sia solo una delle componenti”.

Restando in tema Gazzetta, l’ad Cioli ha parlato di Gazzetta tv. “Stiamo facendo le nostre valutazioni. Non vedo onestamente una sostenibilità nel futuro con questo modello. Ci stiamo muovendo verso una strategia di uscita. Sarà il meglio che potremo fare per mantenere il valore dell’esperienza fatta, trasferendo questa piattaforma su web e su mobile”.
Continuando sullo sport, l’ad ha prima di tutto escluso la possibilità di vendere Rcs Sport e si è espressa anche in merito a possibili partnership all’estero negli eventi sportivi. “Si sono fatti molti passi in avanti ma non mi aspetto di fare niente nel breve periodo. Se in futuro si potranno fare cose interessanti per unire le forze con qualcun altro valuteremo, al momento puntiamo a crescere con le nostre forze”.

Sulle testate periodiche del gruppo, dopo le dismissioni e chiusure degli ultimi anni, si escludono altri tagli. “Al momento non prevediamo nuovi interventi. Per il momento sono sostenibili”, ha detto rispondendo a una domanda al riguardo. “Abbiamo già fatto una ristrutturazione molto forte”, ha anche ricordato, “continueremo a monitorarne la sostenibilità”. Una precisazione che però non riguarda le testate Sfera, in via di dismissione secondo il nuovo piano. “Sfera è uno degli asset che potremmo cedere – ha poi spiegato l’A.d Rcs Laura Cioli – in questo momento non lo stiamo cedendo. Siamo in un percorso di ristrutturazione e all’inizio del prossimo anno ragioneremo su una eventualità di cessione. Lo faremo se e solo se il prezzo è ragionevole e un prezzo ragionevole è molto diverso da quello che ci è stato offerto in passato”. “Su Veo invece c’è un percorso, un processo in corso in questo momento – ha detto Cioli -. Non sentiamo l’urgenza se non riusciamo a raggiungere un certo livello di valore. Non c’è ipotesi di cessione completa ma ipotesi cessione del 25% mantenendo i flussi cassa”. Dalla cessione di Veo arriverebbero 25 milioni “a fronte del mantenimento del 75%”, ma Cioli ha spiegato che l’intero asset vale tra i 50 e i 100 milioni. A piano vengono indicati dei target di cessioni per 110-120 milioni, includendo anche la Libri.

Parlando delle banche e del tema della rinegoziazione del debito Cioli ha concluso: “Non credo che discuteremo un aumento di capitale con le banche. Possono chiedercelo ma non possono costringerci a farlo in alcun modo, questo dobbiamo chiarirlo”.

Cioli ha spiegato che sui 40 milioni di risparmi lordi previsti a piano triennale dal costo del lavoro “è difficile dire un numero specifico” di tagli, “è molto riduttivo”, e ha chiarito che gli accordi sindacali in essere saranno rispettati. “40 milioni sono il totale lordo in Italia e in Spagna che fanno riferimento a diverse modalità di gestione – ha detto poi Cioli -. Dove ci sono dei contratti di solidarietà terremo fede ai contratti che abbiamo stipulato, non li andremo a variare. I contratti di solidarietà fanno riferimento già a una percentuale molto significativa della nostra forza lavoro. Quindi la modalità della situazione con cui faremo” le efficienze previste a piano “può essere molto diversa. Dipende dalla situazione delle singole aree geografiche e dagli accordi esistenti all’interno dell’azienda che saranno tutti rispettati”. Le efficienze dal costo del lavoro, è stato poi spiegato nel corso della presentazione del piano agli analisti, saranno realizzate maggiormente in Italia che in Spagna.

Rcs prevede di superare il 20% dei ricavi dal digitale alla fine del piano al 2018, dal 14% attuale. Lo ha detto il direttore finanziario Riccardo Taranto. “Non abbiamo dato enfasi specifica ai numeri del digitale – ha spiegato l’A.d Laura Cioli -. Riteniamo che il digitale sia solo una delle componenti”. Dal 14% attuale il digitale “crescerà significativamente nel triennio – ha detto Taranto -, certamente ci sposteremo: più del 20% verrà del digitale alla fine del piano”.