22 dicembre 2015 | 18:29

Da Giacomelli a Fico. I primi commenti dopo l’approvazione della riforma Rai

“Con il voto di oggi del Senato, la riforma Governance Rai diventa legge. Un bel passo per una Rai più azienda e un servizio pubblico più forte” è stato il primo commento, affidato a Twitter, di Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni.

Di diverso parere Fnsi e Usigrai, secondo i quali con l’approvazione della riforma arriva un “doppio colpo all’autonomia del Servizio Pubblico”. “Il presidente del Consiglio aveva promesso di togliere la Rai ai partiti e restituirla ai cittadini. E invece l’ha messa alle dirette dipendenze del governo. Con un doppio colpo, Palazzo Chigi ha portato sotto il proprio diretto controllo i 2 pilastri dell’autonomia e dell’indipendenza dei Servizi Pubblici: fonti di nomina e finanziamenti”, scrivono in una nota, ripresa dall’agenzia Agi, Beppe Giulietti e Raffaele Lorusso, presidente e segretario generale Fnsi, e Vittorio Di Trapani, segretario nazionale Usigrai. “Da oggi l’azienda sarà guidata da un amministratore delegato, quindi da un capo azienda con molti più poteri, scelto direttamente dal governo”. I rappresentati delle due sigle sindacali criticano anche la Legge di Stabilità: “il governo si prende il controllo anno per anno anche dei finanziamenti del Servizio Pubblico, uno degli strumenti più forti per condizionare la gestione e le scelte editoriali della Rai. L’Italia è già da troppo tempo in fondo alle classifiche mondiali per la libertà di informazione. Ora c’è il concreto rischio di scivolare ancora piu’ in basso”.

“Con il voto di poco fa in Senato, la riforma della Rai è legge. L’azienda avrà gli strumenti per rilanciarsi e reinventarsi, per tornare grande industria culturale, puntando su qualità e innovazione di contenuti e linguaggi, mettendo da parte pastoie burocratiche e ingerenze soffocanti”. Questo il commento di Francesco Verducci, vicepresidente della commissione di Vigilanza, ripreso dall’Ansa. ”Serve una Rai coraggiosa, un servizio pubblico in cui i cittadini possano riconoscersi, che contribuisca a rendere migliore e più consapevole la nostra società. Cambiare la Rai sarà importante per cambiare il Paese. Quella di oggi è una riforma di grande rilievo. Il prossimo passo dovrà essere la scrittura di un nuovo Codice per l’intero sistema delle comunicazioni. Una nuova sfida per questo Parlamento e per questo Governo che richiederà grande apertura e coinvolgimento di operatori, forze sociali, associazionismo”.

“Nei giorni scorsi la Consulta, oggi la Rai. Renzi va avanti di strappo in strappo. Con la normalizzazione della Tv di Stato, Renzi compie un altro importante passo verso il controllo assoluto da parte dell’esecutivo dell’informazione pubblica con i rischi che ne conseguono”, ha dichiarato invece il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani. “Dal servizio pubblico, il cui editore è sempre stato il Parlamento, in rappresentanza di tutti i cittadini, si passa ad una TV integralmente controllata dal Governo, e quindi da una sola parte. Con buona pace del tanto decantato pluralismo informativo, che trovava sì invece vera applicazione grazie alla vituperata legge Gasparri”.

Affida invece a Facebook il suo disappunto Roberto Fico. “Non esiste nessuna riforma della Rai. Quella approvata poco fa al Senato e’ una Gasparri 2.0. E’ la peggiore legge che si potesse congegnare per il servizio pubblico”. “Renzi vuole una Rai legata a doppio filo al potere esecutivo con la nomina dell’amministratore delegato da parte dello stesso governo. In qualunque democrazia sarebbe impensabile. Una Rai fortemente lottizzata dai partiti che avranno ancora voce in capitolo nella scelta dei vertici e continueranno a spartirsi incarichi e poltrone. L’indipendenza dell’azienda dalla politica sara’, cosi’, sempre piu’ fragile”.
Per Fico la nuova legge fa sì che ci sia “una Rai guidata da un uomo solo al comando. Un sistema molto caro al presidente del consiglio, che riflette una concezione del potere che respingiamo totalmente. Tutto questo significa non volere il meglio per il futuro dell’azienda e del Paese, ma considerare la televisione pubblica, finanziata dai cittadini, come una proprieta’ di cui disporre a proprio uso e consumo per accentrare e consolidare potere. In pericolo ci sono il pluralismo e la liberta’ di informazione con gravi conseguenze per gli equilibri democratici. Quando al governo ci sara’ il Movimento 5 Stelle, e succederà presto smantelleremo questo sistema punto per punto. E lo sostituiremo con procedure pubbliche e trasparenti, cristalline, con selezioni fatte per merito, competenza, indiscutibile indipendenza; con una vera riforma della governance che permetta alla Rai di offrire il servizio pubblico che il nostro Paese merita e che spezzi in modo definitivo il rapporto malsano che finora l’ha legata alla politica. Una Rai, finalmente, al servizio dei cittadini”.