Protagonisti del mese

28 dicembre 2015 | 10:25

Andiamo dove va il pubblico

Richard Porter, editorial and digital director di Bbc Global News, racconta organizzazione e strategia della tivù pubblica inglese all’alba del rinnovo del contratto di servizio nel 2016. In difesa attiva della propria storia e delle proprie prerogative, mentre il governo definisce i severi paradigmi del nuovo progetto di riforma

Sono ancora in pieno svolgimento i negoziati per il rinnovo della Royal Charter, il decennale contratto di servizio della Bbc che scade a fine 2016. Come mai negli ultimi decenni, questa fase cruciale per l’amatissima istituzione britannica sembra piuttosto incerta. Il neo ministro della Cultura, media e sport John Whittingdale è un Tory di destra, già portaborse di Margaret Thatcher, anti europeista, contrario al matrimonio omosessuale, alla parità salariale fra i sessi e al bando della caccia alla volpe, favorevole alla guerra in Iraq. È però anche l’esponente conservatore più competente nel campo dei media. Sulla Bbc è sempre stato molto critico e ha espresso in più occasioni la volontà di riformarla radicalmente.

Richard Porter, editorial and digital director di Bbc Global News

Come riportato da Prima nel marzo scorso (‘Bbc sulla graticola’ n. 459, pag. 68), da presidente della commissione Cultura, media e sport della Camera dei comuni aveva prodotto un severo report che, in 163 pagine, evidenziava errori, inefficienze e limiti dell’emittente pubblica, suggerendo riforme sostanziali. Di conseguenza, la stampa vicina al Labour e in generale i sostenitori della Bbc si sono allarmati. Il giorno della designazione, a luglio scorso, il Guardian titolava così: ‘La nomina di John Whittingdale a ministro della Cultura mette in discussione il canone Bbc’.

Poco dopo la sua nomina Whittingdale ha lanciato due iniziative: un panel ristretto di consulenti per la riforma e un Green Paper, cioè una consultazione pubblica della durata di 12 settimane (si è chiusa l’8 ottobre) sul futuro della Bbc. I punti cruciali del documento sono:
1) Riconoscibilità. L’offerta pubblica dovrebbe distinguersi e non sovrapporsi a quella commerciale. Nell’occhio del ciclone in particolare ‘The Voice’, un format non originale, troppo simile all’‘X Factor’ in onda sul canale privato Itv e costato 20 milioni di sterline.
2) Modello di finanziamento. Questo è, insieme alla critica alla governance, il tema cruciale. Whittingdale si è espresso più volte pubblicamente contro il sistema attuale, anche se ha chiarito che non prevede cambiamenti prima del 2026. Il documento analizza le alternative: pubblicità, riforma del canone, tassazione governativa, prelievo universale, modello misto di canone e abbonamento.
3) L’attuale governance. È un attacco diretto al Trust, che ha governato l’emittente pubblica negli ultimi decenni. Il Green Paper ne sottolinea i fallimenti e suggerisce tre modelli alternativi: un Trust con maggiore potere di intervento e censura sul ramo operativo dell’emittente, in grado per esempio di revocare i finanziamenti; un’agenzia regolatrice indipendente o Public Service Broadcasting Commission; un accrescimento dei poteri di intervento di Ofcom, l’attuale agenzia regolatrice per le comunicazioni, i cui vertici sono però di nomina ministeriale.

Il Bbc Trust ha replicato avviando una propria consultazione indipendente, la più ampia mai realizzata con 40mila interviste; ha pianificato una serie di dibattiti ed eventi sia sui suoi canali sia sul territorio britannico e ha commissionato analisi di mercato.
E l’8 ottobre ha pubblicato un’accurata risposta formale al Green Paper, in 103 pagine, nella quale si impegna a prepararsi alla transizione di tutti i propri servizi su Internet, difende il canone e annuncia un piano di risparmi (20% sui costi), con la riduzione delle spese generali sotto il 7%, e di incremento dei profitti commerciali (+15% nei prossimi cinque anni). Fra le proposte, quella di rinnovare la Charter ogni 11 invece che ogni 10 anni per svincolarla dalle elezioni politiche.

L’articolo  è sul mensile Prima Comunicazione n. 467 – Dicembre 2015
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