Protagonisti del mese

28 dicembre 2015 | 10:28

Non giocare, l’undicesimo comandamento

I vincoli alla pubblicità del gioco d’azzardo sono diventati più stringenti dopo il varo delle misure previste dalla legge di Stabilità votate a metà dicembre, in mezzo a polemiche e recriminazioni. D’ora in avanti è proibita la pubblicità dei giochi che prevedano vincite in denaro nelle trasmissioni radiofoniche e televisive generaliste dalle sette di mattina fino alle dieci di sera

Non è un fuoco di sbarramento ma non c’è dubbio che i vincoli alla pubblicità del gioco d’azzardo sono diventati più stringenti dopo il varo delle misure previste dalla legge di Stabilità votate a metà dicembre, in mezzo a polemiche e recriminazioni. D’ora in avanti è proibita la pubblicità che incoraggi il gioco eccessivo o incontrollato, che neghi i rischi che comporta, che lo raffiguri come una bacchetta magica capace di risolvere i propri problemi finanziari, che cerchi di convincere il giocatore che se è molto bravo può diventare re Mida o che alluda al pubblico minorile. Le nuove disposizioni in materia vietano ora la pubblicità dei giochi che prevedano vincite in denaro nelle trasmissioni radiofoniche e televisive generaliste (sul telecomando i tasti che vanno dall’1 al 9) dalle sette di mattina fino alle dieci di sera di ogni giorno. Fuori da questo recinto (peraltro incerto, visto che non si capisce bene cosa intenda il legislatore per ‘trasmissioni’, che forse si riferiva alle ‘reti televisive’) vi sono i media specializzati (che dovranno essere individuati con decreto ministeriale), le lotterie nazionali, le sponsorizzazioni con finalità sociale. Cosa bizzarra è che le vaste e selvagge praterie di Internet percorse dalla meglio e dalla peggio gioventù siano ignorate da qualsiasi regolamentazione.

Nel 2014 il settore giochi d’azzardo – secondo i dati dello studio Ipsad – ha incassato 84,5 miliardi di euro e lo Stato ha ricavato 7,9 miliardi. Sono 120mila i lavoratori occupati, mentre arriverebbero a circa 16 milioni i giocatori tra i 15 e i 64 anni (il 60% circa uomini e il 40% donne). Numeri forti, che spiegano quanto il dossier sia delicato dal punto di vista economico generale. La regione più ‘giocosa’ o ‘azzardosa’ che dir si voglia è la Lombardia, seguita da Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte.

Francesco Boccia (foto Olycom)

A chiedere un intervento legislativo nazionale era stata la Commissione europea nel luglio del 2014 con la raccomandazione di inserire all’interno delle norme in materia di gioco una serie di principi che privilegiassero soprattutto la comunicazione per un gioco responsabile, le misure a protezione del consumatore e la garanzia del non accesso da parte dei minori. Harrie Temmink, vice capo dell’unità dei servizi di interesse pubblico della Commissione, ha però voluto ricordare che “la pubblicità non è solo sponsorizzazione” e che “non è cattiva per principio”, aggiungendo che “il settore dei giochi nulla ha a che vedere con quello del tabacco, delle sigarette, che fanno male sempre. Anzi, evitando gli eccessi, si tratta di attività di svago”. Sta di fatto che nessun Paese europeo prevede limitazioni assolute per gli operatori legali, ma divieti circoscritti e definiti per specifici prodotti di gioco o per determinate fasce orarie e/o programmi dei minori.

La presenza pubblicitaria del ‘gaming’ in Italia è, secondo i dati di una recente analisi Nielsen, al 21esimo posto, essendo calata nel giro di un anno (dal 2014 al 2015) del 32,9%. Il risultato legislativo appena varato è comunque ancorato ai decreti attuativi e interpretativi, mentre una conferenza Stato-Regioni, che deve decidere entro la fine di aprile, dovrà tra l’altro individuare le modalità di distribuzione dei punti di gioco sul territorio e cercare di superare le normative locali, come quella che la Regione Lombardia, le associazioni e le aziende di trasporto pubblico hanno in questi giorni firmato e che blocca la pubblicità del gioco d’azzardo su treni, bus, metropolitane e altri mezzi di trasporto pubblico su tutto il territorio regionale.

L’articolo  è sul mensile Prima Comunicazione n. 467 – Dicembre 2015
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