Protagonisti del mese

28 dicembre 2015 | 10:24

Backstage fiorentino

Dentro la Leopolda. L’esordio alla ‘regia’ di Simona Ercolani, braccio operativo dell’evento di cui Matteo Renzi rimane, oltre che protagonista, mente ideativa e deus ex machina. Il premier non le ha dato tregua, cambiando spesso la scaletta all’ultimo minuto, lanciando suggerimenti via chat, fino a presentarsi direttamente in regia per mettersi cuffie alle orecchie a giocare con le telecamere

Sette giorni sette. Dal primo sms ai grandi cartelloni con le frasi di Saint-Exupéry mandati in stampa alla mezzanotte della vigilia. Sette giorni e tre riunioni rigorosamente tutte tramite WhatsApp per decidere il logo del mappamondo stile Pimpa, simbolo della sesta edizione della kermesse fiorentina. La più difficile, la più complessa, perché più che di lotta si è trattato della Leopolda di governo. Tutto è stato deciso tramite i caratteri del telefonino, anche a notte fonda. Dalla mega regia messa in scena da Simona Ercolani, al suo debutto a Firenze, all’allestimento realizzato dai decani di Dotmedia, la società di comunicazione che da anni organizza la Leopolda. “Con Renzi devi essere capace di lavorare anche così”, dice Davide Bacarella, l’amministratore delegato. In sette giorni – racconta – i ragazzi del gruppo guidato dallo spin doctor Patrizio Donnini, altro socio, hanno divorato il libro dell’autore del ‘Piccolo principe’, ‘La terra degli uomini’, trasformando il messaggio politico del ‘cammino che continua’ in scenografia. Dalle valigie stile vintage, ai libri sparsi sul palco – o appesi al soffitto della sala riservata alla stampa – dell’ex stazione dove per tre giorni è andato in scena il racconto di questi 22 mesi di governo versione Renzi.
Risultato: 608 giornalisti accreditati, telecineoperatori e fotografi compresi, 24mila ingressi, 12mila tweet, 51 interventi sul palco da cinque minuti l’uno per fare “proposte e non chiacchiere”, come ha detto un’oratrice. E tanta, tantissima gente ad affollare la grande sala centrale dell’ex stazione fin dalle prime battute, nonostante i rigidi controlli anti terrorismo agli ingressi e le lunghe file agli accrediti. La Leopolda più partecipata di sempre, ma anche quella più criticata che mai: dal caso banche all’autocelebrazione in cui a volte la tre giorni fiorentina ha rischiato di scadere.

Nella foto: Matteo Renzi, Ottavia Soncini e Ciro Bonajuto

Scivoloni a parte, la sesta edizione della Leopolda – definita da alcuni un grande successo, per altri un’occasione mancata – è stata senz’altro la più scenograficamente televisiva. Grazie al tocco artistico di Simona Ercolani. Se Dotmedia ha organizzato tutto al telefono, lei è stata convocata direttamente a Palazzo Chigi con una decina di giorni di anticipo. Non ha potuto nemmeno pensarci su e si è subito messa al lavoro: creando clip, cartoni animati, infografiche. Regista e produttrice di Stand by Me, creatrice di format come ‘Sfide’ e ‘Sconosciuti’ e tra i candidati alla direzione di Raiuno, ha infatti messo in scena un vero e proprio spettacolo, con tanto di stacchetto musicale per ogni oratore che saliva sul palco. Instancabile, ha diretto le telecamere correndo da una parte all’altra della mega sala regia seguendo una scaletta organizzata all’impronta. Non è stata invece della regista, ma direttamente di Renzi, l’idea di far votare alla platea le peggiori prime pagine dei giornali, con Libero vincitore, ma ben 14 titoli del Fatto di Travaglio messi all’indice. Un divertissement, per il premier. Che però ha suscitato critiche e proteste. Nonostante le sette camicie sudate dal portavoce Filippo Sensi che ha presidiato per tre giorni la sala stampa, dispensando sorrisi, baci e qualche notizia, dimostrando che, contrariamente a quanto scritto dal Giornale, lui non è assolutamente tipo da dividere la stampa buona da quella cattiva, i giornalisti amici dai nemici.

L’articolo  è sul mensile Prima Comunicazione n. 467 – Dicembre 2015
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