Protagonisti del mese

28 dicembre 2015 | 10:21

Risuscitare l’arte

Colto, intraprendente e trasgressivo, Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Vittoriale, ha strappato alla decadenza  l’incredibile complesso di edifici, monumenti e giardini eretto da Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera, oggi eredità dello Stato italiano. Guerri ha curato gli edifici e recuperato il parco, ideato  operazioni di marketing, aperto nuovi spazi, nuove mostre ed eventi. E reinventato l’immagine del Vittoriale stesso e del suo  costruttore, il poeta guerriero. E adesso la nuova iniziativa GardaMusei, un’associazione il cui scopo è offrire agli ospiti del lago un circuito di musei e un calendario di eventi strutturati e integrati

Giordano Bruno Guerri

Vedere Giordano Bruno Guerri nel suo ufficio al Vittoriale, fra quadri, libri, i nuovi totem che illustreranno ai visitatori le mille curiosità e particolarità del parco, sul tavolo le carte pronte per un prossimo consiglio di amministrazione, è come vedere colui a cui è stato affidato il compito di far girare la giostra sulla quale era salito da bambino. Lo racconta lui stesso nel libro fotografico ‘Con D’Annunzio al Vittoriale’ realizzato insieme a Lorenzo Capellini (Minerva Edizioni, marzo 2015), ricordando il momento del suo ingresso al Vittoriale nell’ottobre 2008, subito dopo essere stato nominato presidente della fondazione che gestisce l’incredibile – per forma e contenuto – complesso di edifici, strade, monumenti, giardini e corsi d’acqua eretto tra il 1921 e il 1938 da Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera, sul lago di Garda, che il poeta guerriero ha lasciato in eredità allo Stato italiano, che dal 1975 ha aperto al pubblico non solo il parco ma anche la casa.

“Non ricordo quando ho incontrato per la prima volta D’Annunzio, forse alle medie, forse addirittura al liceo”, scrive Guerri. Visitato il Vittoriale nel 1972 alla ricerca di documenti per la sua tesi di laurea su Giuseppe Bottai, non lo ha più lasciato: “Ci tornai come turista, giornalista, ricercatore, convegnista, seduttore (ottima è una visita qui, in compagnia, a questo scopo), finché un giorno un ministro, Sandro Bondi, volle nominarmi presidente del Vittoriale, il quindicesimo. Non era un incarico molto ambito, essendo onorifico, ma non mi sembrò vero: ero diventato la vedova di D’Annunzio, come si sono definiti, celiando, tutti i presidenti”.
Devo confessare a questo punto che scrivo in una sorta di conflitto non d’interessi, ma emotivo, perché anch’io ho un forte ricordo giovanile legato al Vittoriale. Siamo nell’estate del 1972, probabilmente. Ero un diciassettenne barbuto, dai lunghi capelli e dai pantaloni a campana, che percorreva – in quel caso inseguendo una ragazza mora di nome Paola – l’Italia su una mitica Moto Morini 125 Supersport rossa, zaino in spalla e tendina canadese sul portapacchi. Approfittai del soggiorno vicino al lago di Garda per raggiungere il Vittoriale e lì, nel teatro all’aperto, ‘conca marmorea sotto le stelle’ voluta nel parco da D’Annunzio, guardare commedie del teatro greco con interpreti come Arnoldo Foà e Ave Ninchi.
Quarantatré anni dopo eccomi di nuovo qui, stavolta senza barba e con i capelli corti e bianchi, alla guida di un’auto ibrida a riscoprire per Prima questo luogo insieme caotico e ordinato, come dice uno dei suoi visitatori recensendolo su TripAdvisor. Non ne avevo visto il declino, ma me lo raccontano: grigiore negli interni, sterpaglia ovunque nel parco, numero di visitatori precipitato dai 300mila degli inizi a poco più di 145mila nel 2008, con eventi estivi contraddittori sempre meno attraenti, fra la sagra paesana e il salotto letterario. Niente di nuovo, la tipica decadenza di tanti luoghi di cultura italiani.


L’articolo  è sul mensile Prima Comunicazione n. 467 – Dicembre 2015
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