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30 dicembre 2015 | 12:05

Sull’abolizione dell’ordine il premier sposa la posizione degli editori. Il presidente dell’Odg risponde a Renzi: vincolare l’erogazione dei contributi alle effettive retribuzioni dei giornalisti

(Askanews) “Il premier sarà pure in buona fede, ma non gli raccontano la verità: la schiavitù nel giornalismo esiste eccome… Come fa a dire che 2,5-3mila euro netti al mese non siano una ‘pensione d’oro’ e poi sostenere che qualcuno pagato 4.920 euro l’anno, come accade a molti giornalisti nel Nordest, non sia uno schiavo? Io ho posto un problema e Renzi lo ha ignorato…”.

Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti, ritorna così sullo scontro polemico che lo ha opposto ieri a Matteo Renzi, nel corso della conferenza stampa di fine anno del capo del Governo.

Enzo Iacopino

Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti

Secondo Iacopino, i giornalisti sottopagati sono “oltre 25mila, mentre quelli ‘garantiti’ sono sempre meno. Esistono editori seri e pirati. Nel Nordest ci sono contratti-capestro: 4.920 euro l’anno, tremila per i primi 144 articoli, 1.800 per i secondi 144. E a chi supera i 288 articoli, 10 euro al mese in più. Totale: 4.920 euro, appunto, 300 al mese netti, tasse escluse. La legge contro il caporalato dovrebbe essere estesa a situazioni simili”.

“La legge di riforma delle provvidenze – spiega il presidente della rappresentanza istituzionale dei giornalisti – dovrebbe condizionare l’assegnazione dei contributi all’obbligo di documentare le retribuzioni, visto che oggi il 50% delle pagine di giornale, e il 70% nelle radio, è realizzato da collaboratori, quasi sempre sottopagati. E’ un’emergenza democratica, ma a Renzi non importa”.

Quanto alla presa di posizione di Renzi a favore del’abolizione dell’Ordine, “temo – osserva Iacopino – che Renzi, forse pensando alle campagne elettorali, abbia sposato la posizione degli editori, ai quali evidentemente dà fastidio l’esistenza dell’Ordine, che da anni denuncia, inascoltato, molte porcherie. Inoltre, secondo me, si è irritato quando ho evocato le liste di giornali e giornalisti ‘buoni e cattivi’ fatte da Beppe Grillo, ma anche da lui alla Leopolda, quando ha criticato i titoli di alcuni quotidiani”. (Askanews, 30 dicembre 2015)