31 dicembre 2015 | 11:44

La cosa che più ha lasciato il segno dentro di me è il rapporto con i lettori. Il commiato di Mario Calabresi dalla direzione della Stampa prima di passare alla guida di Repubblica

“Leggere un giornale significa appartenere a una famiglia, condividere riti, ripetere ogni giorno gesti istintivi, sapere dove cercare le cose, ridere, commuoversi, indignarsi, arrabbiarsi, ma soprattutto avere un compagno di strada”. Sono le parole con cui oggi il direttore della Stampa, Mario Calabresi, si congeda dai suoi lettori e colleghi prima di passare alla guida di Repubblica.

Mario Calabresi

Mario Calabresi

“Per fare un bilancio”, scrive Calabresi, “potrei partire dai conti tornati in attivo, dai prodotti digitali” o dai “lettori che abbiamo conquistato su Internet”, ma invece, prosegue, “partirò dalla cosa che più ha lasciato il segno dentro di me: il rapporto con i lettori”.

Calabresi ricorda “l’esperienza più emozionante fatta alcune estati fa con il viaggio tra gli abbonati storici: li ho intervistati uno ad uno e questo mi ha permesso di capire quanto La Stampa sia nella vita e nella memoria di ognuno di voi”

Prima di concludere, il prossimo direttore di Repubblica riserva parole positive anche nei confronti dell’editore: “Ho avuto un editore che ha creduto fino in fondo nel futuro di questa testata: John Elkann non solo ci ha dato il sostegno economico necessario per superare la stagione più difficile, ma si è anche messo in gioco personalmente ogni giorno”.

E dopo il ricordo dei colleghi “da Massimo Gramellini a Luca Ubaldeschi, da Francesco Manacorda a Massimo Russo, da Flavio Corazza a Michele Brambilla” e “Domenico Quirico”, Calabresi raccomanda al suo successore alla guida della Stampa, Maurizio Molinari, “l’amore per le cose fatte bene, quella passione sabauda che mi hanno sollecitato ogni giorno tre firme che hanno fatto grande questo giornale: Luigi La Spina, Vittorio Sabadin e Cesare Martinetti”.

Qui sul sito della Stampa, il testo integrale dell’editoriale.