07 gennaio 2016 | 11:42

Minoli al ‘Corriere della Sera’: attaccare Campo Dall’Orto sulla trasmissione di capodanno è inutile. Il dg dovrebbe spiegare piuttosto cosa intende per servizio pubblico

“Una tempesta in un bicchier d’acqua. Non che vada bene, però sono incidenti che capitano. Se pensano di attaccare Campo Dall’Orto così, è una tattica inutile”. Intervistato dal ‘Corriere della Sera’, il 6 gennaio, Giovanni Minoli, ha definito così il clamore nato attorno alla trasmissione Rai per Capodanno e alla bestemmia inserita in uno dei messaggi trasmessi in diretta.

Il giornalista, un lungo trascorso in Rai e ora alla conduzione di Mix24 su Radio 24, plaude al silenzio del dg sulle polemiche post veglione in tv, senza però risparmiarsi un riferimento agli altri silenzi di Campo Dall’Orto sui suoi progetti per il futuro della Rai: “dovrebbe spiegarci altro: cosa intende per servizio pubblico nell’era multimediale e multipiattaforma. Tutti ne parlano, nessuno lo spiega, resta un concetto astratto”.

Giovanni Minoli (foto Olycom)

Giovanni Minoli (foto Olycom)

“Sono passati sette mesi, è un periodo ragionevole. La avrà pure in testa, la sua idea di servizio pubblico. Mi auguro che la esplichi prima di passare alle nomine. Ha un’occasione storica: da ad avrà pieni poteri, come nessuno prima. Spero che se la giochi bene”.

Richiamandosi alla prossima scadenza della concessione di servizio pubblico alla Rai, Minoli spiega: “Deve dimostrare che vale i soldi del canone, visto che non si potrà più evadere. Chi lo dice che il TG1 è servizio pubblico è il TG di Mentana no, che le interviste dell’ Annunziata sì, quelle della Gruber no, Conti sì e Crozza no? Anche le altre tv potrebbero farsi avanti e pretendere una quota di canone su progetti”, sottolineando come con la recente riforma il governo avrebbe anche “dovuto dare delle linee guida, identificare la mission”. “Senza un progetto chiaro come si fa a riorganizzare da zero un’azienda? Andrebbero valorizzate le risorse che si hanno. Invece alla Rai quasi il 70 per cento della prima serata si fa in outsourcing, all’esterno. Comprando format che abbiamo già, nelle sterminate teche, basterebbe aggiornarli. E se tutto si appalta fuori, i 15 mila dipendenti che fanno? Le reti poi non hanno più senso, sarebbe meglio ragionare per fasce orarie, consentirebbe più sperimentazione”.

Da ultimo un riferimento al tema caldo delle nomine, “in questi momenti c’è un clima di immobilismo totale, nessuno decide niente. A viale Mazzini si parla il ‘raiese’, lingua che capiscono solo gli interni. Si tribola”, racconta Minoli. “C’è chi ha il terrore di ritrovarsi sui giornali, significa che è bruciato. Ai tempi c’era gente che si appostava sotto casa dei politici”.