Comunicazione, Editoria

07 gennaio 2016 | 19:53

Non luogo a procedere nei confronti dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo (DOCUMENTO)

ll Gup di Catania Gaetana Bernabò Distefano ha disposto il non luogo a procedere nei confronti dell’imprenditore, stampatore, editore e giornalista, Mario Ciancio Sanfilippo, nell’inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa. 

Mario Ciancio Sanfilippo (foto Askanews)

Mario Ciancio Sanfilippo (foto Askanews)

La storia che sta dietro a questo atto giudiziario è una vicenda intricata, che ha visto Mario Ciancio Sanfilippo messo sotto accusa a Catania per concorso esterno in associazione mafiosa, arrivata a conclusione il 21 dicembre con la decisione della dottoressa Gaetana Bernabò Distefano Gup di Catania del non luogo a procedere nei confronti di Ciancio perchè “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato” (vedi il documento allegato .pdf). Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni dal 21 dicembre.
“Sono felice e sollevato per la decisione del giudice che ha ritenuto non vi fossero elementi per sostenere l’accusa che mi era stata rivolta”, ha detto all’Ansa l’ editore e direttore della Sicilia e proprietario della quota di maggioranza della Gazzetta del Mezzogiorno, delle tivù Antenna Sicilia e Telecolor e di partecipazioni nel Giornale di Sicilia e nella Gazzetta del Sud, un personaggio di peso nel mondo editoriale italiano, che era stato anche presidente della Fieg dal 1996-2001. “Ho sempre avuto la massima fiducia nella nostra Giustizia essendo assolutamente certo della mia totale estraneità ai fatti che mi venivano contestati. Oggi è il giorno in cui ritrovo la mia serenità e quella della mia famiglia, ma anche quella dei giornalisti e di tutte le persone che lavorano con me, anche loro in qualche modo chiamati in causa in questa vicenda ed anche loro credo di poter dire, oggi liberati di un peso che sapevano e sentivano di non potere assolutamente avere sulla coscienza per quello che con me hanno fatto in tanti anni di lavoro serio, onesto, trasparente”.
Al centro delle accuse l’intreccio di interessi sul territorio oltre a singoli episodi che secondo la procura di Catania erano prove di concorso esterno alla mafia per cui nel 2010 aveva iscritto Ciancio nel registro degli indagati. Contro l’editore siciliano si era schierato l’Ordine dei giornalisti regionale deciso a costituirsi parte civile nell’eventuale processo, accanto a Sos Impresa, associazione antiracket di Confesercenti, e ai fratelli del commissario della Polizia di Stato Beppe Montana, ucciso dalla mafia che accusano l’editore per aver rifiutato la pubblicazione di un necrologio perché il testo parlava di delitto di mafia dagli alti mandanti.
Una situazione di feroci polemiche, rese ancora più incandescenti dalla notevole fortuna di Ciancio rintracciata dagli inquirenti in Svizzera, che non fanno bene all’immagine della Sicilia che sta affrontando le difficoltà del settore con lo stato di crisi (firmato lo scorso luglio prevede 14 esuberi su 45 giornalisti) e il contratto di solidarietà al 20%. Per tranquillizzare i giornalisti lo stesso Ciancio Sanfilippo si era presentato in assemblea per dirsi sicuro, che le presunte infiltrazioni di Cosa Nostra nei suoi affari erano tutti fatti spiegabili.

- Leggi o scarica il documento di non luogo a procedere nei confronti dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo (pdf)