08 gennaio 2016 | 11:59

Per vendere prodotti online non basta avere a disposizione miriadi di big data. Bisogna saperli interpretare e lanciare messaggi di native adv nei momenti e luoghi più opportuni del web

Non è semplice per il native advertising sfruttare la moltitudine di big data del traffico Internet per indurre l’utente a concludere acquisti online: c’è il rischio, infatti, che troppe informazioni siano dispersive e i messaggi pubblicitari tarati in modo errato.

A sollevare il tema è un articolo di The Drum che spiega come il problema è che gli utenti mobile generano volumi talmente importanti di traffico dati da rendere difficile per chiunque cercare di mettervi ordine o fare sintesi.

In particolare, secondo The Drum, ciò che è arduo per gli sviluppatori di adv è come valutare il momento più opportuno e la location online più adatta per fare comparire un dato messaggio pubblicitario, in modo che l’invito all’acquisto possa effettivamente catturare l’attenzione del potenziale acquirente di quel prodotto fino ad indurlo a cliccare “buy now”, “compra”.

L’esempio forse più chiaro della facilità con cui un messaggio di native adv possa andare in bianco è quello in cui uno spot compaia su di un’app di gioco scaricata da un genitore per far giocare il figlio: il messaggio sarà evidentemente tarato rispetto alle preferenze di navigazione del genitore, ma sarà visualizzata dal figlio, per la quale non potrà che essere irrilevante. Che dire, poi, se quella stessa app rimane inutilizzata per mesi?

Come può del resto interessare, per esempio, un profuomo maschile, piuttosto che una coppia di gemelli da mettere sulla camicia ad un bambino che desidera al massimo un pallone, oppure delle costruzioni giocattolo?

Altrettanto importante per chi vuole didedicarsi con successo al mobile adv è fare i conti con il fatto che certi comportamenti sul web sono spesso casuali, oppure frutto di scelte estemporanee piuttosto che di vere e proprie abitudini, proprio come quando capita di scaricare app che poi restano letteralmente inutilizzate per mesi o fare ricerche su argomenti che poi non interessano più. E come valutare le ricerche sul web fatte dalla moglie che utilizza il tablet del marito?

I dati di traffico online, dunque, devono sempre essere “freschi” e aggiornati, secondo The Drum, se si vuole tener conto delle effettive preferenze dell’utente, inevitabilmente soggette a mode e cambiamenti di gusto.

Da questo punto di vista, secondo The Drum, un’app che sembrerebbe funzionare piuttosto bene è Prime now di Amazon, che consente all’utente di inserire nel suo carrello della spesa virtuale qualsiasi cosa egli abbia trovato sul web, da desktop, su app o da mobile browser, attraverso il proprio dispositivo o quello di altri, senza distinzioni di sorta e acquistare poi tutto in una volta sola comodamente da casa.

Insomma, conclude The Drum, non basta avere accesso ai big data per avere successo con il native adv, ma occorre avere anche una “big idea”, che il più delle volte è persino qualcosa di veramente semplice, come nel caso di Prime.

Jeff Bezos, ceo e fondatore di Amazon