08 gennaio 2016 | 17:42

Per fare pubblicità su mobile le immagini statiche funzionano meglio dei video e danno meno fastidio all’utente, ma occorre sostituirle con elevata frequenza. Il caso del tabloid svedese Aftonbladet

Altro che video advertising e spot interattivi: per fare pubblicità su mobile funzionano molto meglio le immagini statiche. È quanto emerge da un sondaggio condotto nel 2015 dal gruppo editoriale Schibsted in collaborazione con la Lund University su un campione di oltre 37mila utenti mobile del sito del tabloid Aftonbladet.

Aftonbladet è il sito di news più letto in Svezia con i suoi 5,9 milioni di visitatori settimanali su una popolazione di complessivi 9,8 milioni di abitanti. E ciò che è emerso, come riporta Nieman Lab, è che importanti interferenze visive sono percepite ancor più negativamente dal lettore di news quando esse appaiono sui piccoli schermi. Motivo per cui i lettori di news via mobile, come tablet e smartphone, preferiscono di gran lunga le immagini statiche per gli spot. A patto che esse siano cambiate con elevata frequenza per non annoiare il lettore.

Gli utenti mobile di Aftonbladet hanno intercettato per settimane le inserzioni pubblicitarie dei 10 principali inserzionisti, da Mercedes a Burger King, in 3 formati diversi: immagini statiche, prodotti media interattivi e video, per un totale di 30 differenti campagne, visionate complessivamente 400mila volte, prima di rispondere a un questionario.

Le risposte hanno svelato che i banner statici colgono molto di più l’attenzione del lettore e sono in grado di orientare le sue preferenze con maggiore efficacia verso un deterinato brand o prodotto in vendita. Soprattutto perché schermate invasive, non immediate da chiudere per proseguire la lettura, infastidiscono il lettore, più propenso a considerare banner con immagini statiche.

I video, peraltro, sarebbero sì efficaci, ma solo con i pochi utenti che scelgono di vederlo, anzichè saltarlo per procedere alla lettura della news. E sempre a patto che il messaggio sia chiaro nel contenuto fin dai secondi iniziali.

Staffan Engström, head of mobile di Schibsted, ha spiegato che è molto più importante prestare attenzione alla “geotarghettizzazione del messaggio”. Per esempio, tenendo conto del luogo in cui si trova chi accede al singolo device mobile, se allo stadio, piuttosto che al cinema o al ristorante. Così facendo, i risultati sono sensibili.

Staffan Engström, head of mobile di Schibsted

Certo, puntualizza Engstrom, “gli inserzionisti non possono limitarsi a creare 2 o 3 annunci e riproporli per mesi. Così facendo si annoierebbe a morte il lettore. I device mobile, da questo punto di vista, seguono la mente di chi li usa – che cosa fai a un determinato momento del giorno – e gli inserzionisti non possono che seguire questo ciclo”.

Inoltre, secondo Engstrom, la pubblicità statica ha il merito di liberare gli editori dalle griglie valutative imposte dal clicktrough rate, come prova del successo o meno di una campagna, oltre che dalle trappole dell’ad blocking, che nel caso della versione mobile di Aftonbladet è comunque inferiore all’1%.