11 gennaio 2016 | 17:29

Nel 2015 più di 700 giornalisti licenziati e 156 fermati. La denuncia del partito d’opposizione Chp sulle pressioni del governo turco contro la stampa

Nel corso del 2015 in Turchia 774 giornalisti sono stati licenziati e 156 fermati, mentre almeno 32 sono quelli al momento in galera. A raccogliere le cifre sulla situazione della libertà di stampa nel Paese della mezzaluna, giudicata allarmante da diversi osservatori interni e internazionali, è il partito socialdemocratico Chp, principale forza di opposizione al governo dell’Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Secondo un rapporto presentato oggi dal vice leader Sezgin Tanrikulu e ripreso dall’agenzia Ansa, sono oltre 200 i reporter finiti sotto inchiesta, insieme a 7 aziende editoriali, per un totale di 484 azioni legali avviate dall’autorità giudiziaria turca. Nell’ultima graduatoria mondiale sulla libertà di stampa di Reporters sans frontières la Turchia occupa il 149esimo posto su 180 Paesi.

Sezgin Tanrikulu, vice leader del partito di opposizione Chp (foto Facebook.com)

Sempre di oggi, 11 gennaio, è la notizia, ripresa dall’agenzia di stampa statale Anadolu, dell’apertura di un’inchiesta da parte della procura di Istanbul nei confronti del produttore e del presentatore di un noto talk show televisivo turco per sospetta ‘propaganda terroristica’ a favore del Pkk. Stando a quanto riporta Ansa, durante la puntata di venerdì della trasmissione ‘Beyaz Show’, condotta sull’emittente Kanal D da Beyazit Ozturk, è stata trasmessa in diretta la telefonata di una spettatrice presentatasi come Ayse Celik, un’insegnante di Diyarbakir, la ‘capitale’ curda nel sud-est della Turchia, che invitava il pubblico a reagire contro le operazioni delle forze di sicurezza turche nella regione, denunciando che molti bambini sono rimasti uccisi negli scontri con il Pkk. Anche la donna, che il ministero dell’Istruzione ha smentito essere un’insegnante, è finita sotto inchiesta. Il presentatore aveva invitato al pubblico ad applaudire la telefonata. Dopo la trasmissione sia Ozturk che la produzione, duramente attaccati dagli ambienti filogovernativi turchi, si erano scusati.